Pluriverso. Dizionario del post-sviluppo

Pluriverso contiene oltre cento saggi sulle iniziative di trasformazione sociale e sulle alternative allo sviluppo oggi dominante, e più in generale ai processi di globalizzazione. Questi ultimi affondano le radici nella modernità, nel capitalismo, nel dominio di Stato e nelle pratiche maschiliste.

In questo Dizionario del post-sviluppo sono contenute da un lato riflessioni critiche rispetto alle soluzioni di mercato, al greenwashing delle multinazionali e agli approcci riformisti. Dall’altro lato, il volume raccoglie pratiche globali e cosmovisioni radicalmente alternative: in esse trova espressione la consapevolezza che un mondo ecologicamente saggio e socialmente giusto non solo sia possibile e necessario, ma per certi versi già esista. Per conoscerlo, non resta che immergersi nella lettura di questo libro.

a cura di: Ashish Kothari, Ariel Salleh, Arturo Escobar, Federico Demaria, Alberto Acosta

ed. italiana a cura di: Maura Benegiamo, Alice Dal Gobbo, Emanuele Leonardi, Salvo Torre

Il tempo di Pluriverso

L’idea di un universo plurale di alternative al capitalismo è qualcosa di relativamente recente, la cui presenza resta ancora marginale nel dibattito politico, nonostante sia il risultato naturale dell’affermazione dei recenti movimenti antisistemici, delle lotte per il superamento dell’eredità coloniale e del patriarcato, della rielaborazione del pensiero marxista, di quello socialista e di quello libertario. Negli ultimi decenni, in particolare, la critica allo sviluppo si è rivelata l’ambito principale in cui si è potuto pensare un’alternativa ai grandi progetti sociali della modernità, incluse le grandi esperienze di gestione collettivista dell’economia. Ciò ha comportato anche una diversa lettura della storia più recente e il ripensamento delle principali utopie sulle società liberate. In questo quadro l’irruzione delle visioni non-coloniali nella costruzione delle alternative sociali ha giocato un ruolo centrale, sebbene essa non abbia ancora pienamente dimostrato tutta la sua capacità di trasformare le categorie rivoluzionarie e la visione del nostro futuro. La critica decoloniale si è imposta soprattutto come lotta per il superamento dell’idea di un progetto civilizzatore portato avanti dall’Occidente. Decolonizzare le categorie significa tuttavia anche poter definire i processi di mutamento in modo differente, situando l’analisi al di fuori del determinismo storico della civiltà occidentale, al di là delle gerarchie che l’hanno sostenuta e che ancora sostengono l’architettura della società globale.

Le diverse iniziative tese a pensare, progettare e sperimentare l’idea di una società plurale e realizzabile in cui possano coesistere principi differenti di costruzione della realtà fanno parte di tale processo. Queste esperienze si sono affermate in un momento storico marcato da grandi trasformazioni che coinvolgono a un livello profondo tutte le forme di vita del pianeta e che porteranno in ogni caso a una grande metamorfosi della società globale. Il progetto di Pluriverso nasce quindi in un momento cruciale della storia del capitalismo, ma anche dei suoi movimenti di opposizione. Rispetto a ciò, la sua traduzione italiana esce tuttavia in una fase molto distinta rispetto a quella della prima edizione del testo, nonostante sia passato solo un anno. Il pianeta affronta una crisi sanitaria globale, ennesima dimostrazione tangibile della contraddizione ecologica in cui si muove lo sviluppo capitalistico; al contempo accelera il processo di crisi economica intorno a cui ruoterà la politica globale nei prossimi anni. La differenza però non coinvolge solo la particolare condizione in cui versa il capitalismo globale, ma è anche definita dalle novità interne al pensiero critico. Nel 2013, anno di inizio del progetto editoriale originale, i conflitti ambientali, nonostante indicassero già per numero e intensità una novità politica di grande rilievo diffusa in tutto il pianeta, erano ancora considerati un fenomeno marginale dalla maggior parte del dibattito accademico e politico. Dal canto suo, Pluriverso nasceva anche dall’idea che queste esperienze si stessero orientando verso la costruzione di spazi di confronto, raccogliendosi intorno a campagne politiche o rivendicazioni comuni. Da allora la comprensione dell’importanza dei movimenti socio-ecologici è cresciuta, rafforzata anche dall’affermazione del primo movimento planetario per la giustizia climatica, in un processo in cui pure è evidente l’importanza assunta dall’esplosione del movimento globale contro il patriarcato. Stanno anche cambiando le forme del conflitto politico e le modalità con cui si costruiscono gli spazi di confronto. Esperienze molto diverse tra loro come le ZAD francesi e il movimento Black Lives Matter, per esempio, hanno presentato interpretazioni dello spazio abitato convergenti e proposte di alternative compatibili. Il superamento del patriarcato e la giustizia ambientale sono elementi forti di rivendicazioni politiche che si trovano nelle esperienze di economia solidale e popolare dell’America Latina e nella Federazione Democratica del Rojava nella Siria del Nord.

Non si tratta più dunque – per lo meno, non soltanto – di criticare le categorie di sviluppo e di crescita, di indicarne l’incapacità di cogliere appieno il senso della complessità, ma di definire un universo plurale di alternative al capitalismo, che si realizza già in molte pratiche concrete. Un punto di forza di questo Dizionario è proprio la possibilità di leggere le dinamiche attuali utilizzando i lemmi che suggerisce o seguendo i dibattiti che sintetizza. Se la prima parte del volume definisce la società globale attraverso la critica allo sviluppo, mentre la seconda sintetizza le proposte di soluzione che provano a mantenersi nel solco del sistema sociale che ha prodotto il disastro e nella proposta di modelli universalizzanti, è la terza parte che può essere considerata un vero dizionario per l’alternativa, essa è infatti propriamente una nomenclatura dei lemmi che classificano le iniziative per la trasformazione.

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