Benjamin, Derrida, Lacan. Per Bruno Moroncini, Carmelo Colangelo (cur.)

Grazie al suo intenso e sempre rinnovato confronto con il pensiero di Walter Benjamin, di Jacques Derrida e di Jacques Lacan, Bruno Moroncini (1946-2022) ha elaborato un suo personalissimo stile di pensiero, volto a riconoscere all’esperienza, nel senso radicale del termine, tutti i suoi diritti, e a trarre da ciò rinnovate e decisive indicazioni per la riflessione etica e politica.

Questo libro raccoglie alcuni degli articoli più stimolanti – mai ripresi in volume prima – dedicati da Moroncini alle invenzioni teoriche benjaminiane, alle implicazioni ultime del decostruzionismo, al portato del confronto della filosofia con la teoria e la prassi psicoanalitiche. I testi proposti si accompagnano a tre articoli – di Mario Bottone, Fabrizio Desideri, Silvano Facioni – intesi a individuare le maggiori linee di forza del lavoro critico compiuto da Moroncini e a misurare il contributo da lui offerto alla costruzione di un’immagine rinnovata di compiti e responsabilità attuali del pensiero filosofico.

La riflessione di Bruno Moroncini si è sforzata di restare in contatto con una sorta di centro mobilissimo dell’esistere stesso, a un tempo evidente e nascosto, che riguarda ciascuno. Egli ha contestato tenacemente ogni riduzione del reale dell’esistenza e del mondo a sostanze fittizie ed essenze disincarnate, ogni tentazione ricorrente di sottoporli a un trattamento idealizzante, o di imbandirli in salsa d’immaginario.

È stata una contestazione indotta da un convincimento cruciale: la filosofia è tutto ciò che può essere quando è in grado di tenersi in relazione con l’esperienza, da intendere nel senso più radicale del termine: come ciò che, irrompendo nell’esistenza, la interroga, la colpisce e la pone in bilico. Esperienza cioè come accadere espropriante che, dandosi, si rivela impossibile da ricomprendere in una successione continua e ordinata di significati assumibili da una coscienza e un soggetto concepiti come certi di sé. Per Moroncini oggetto di un tentativo filosofico in grado di restare credibile è l’empiria in senso estremo, intesa come luogo di emersione di una verità lacerante, che si sottrae alla semantizzazione, eccede le risorse della significatività, del sapere e della sua caratteristica domanda di certezza, ma che proprio per questo insistentemente richiede di essere attestata, affinché si producano atti più consapevoli. Il che in sostanza ha significato anzitutto pensare rispettando i diritti dell’ignoto, di ciò che, restando in noi opaco, senza nome e quasi senza volto, pure imperiosamente continua a chiedere una voce, una figurazione in grado di orientare prassi e decisioni.

È una maniera d’intendere il lavoro intellettuale sicuramente percepibile nelle monografie dedicate a Benjamin, Lacan, Derrida, e che risulta ben riconoscibile anche nei lavori a carattere tematico, da Il sorriso di Antigone a Il discorso e la cenere, da La comunità e l’invenzione a Mondo e senso, da L’autobiografia della vita malata (2008) fino a Diffrazioni (due). Se numerosi sono i motivi che percorrono la produzione di Moroncini, al punto che in definitiva essa è apparsa come una sorta di cantiere in espansione progressiva, nello spazio di questa presentazione è bene evocare almeno gli ambiti tematici di cui si può dire che si siano delineati e approfonditi attraverso una sorta di una sintesi disgiuntiva, di peculiare intreccio tra le ricerche su Benjamin, gli studi su Derrida (e la costellazione di autori da cui la proposta decostruzionista ha tratto linfa) e le indagini sul lacaniano “ritorno a Freud”, sempre letto a partire dal riferimento all’incidenza fondamentale del discorso scientifico moderno.

Per insistenza e, direi, irradiazione, un posto di primo piano tra questi ambiti tematici va senz’altro attribuito alla questione dei rapporti, delle produttive tensioni esistenti tra prassi psicoanalitica e discorso filosofico. È un motivo teorico che, assunto sulla base della convinzione che con esso sia in causa il carattere indeducibile e non anticipabile della verità – verità a cui, nel moderno, la mera certezza autofondativa del cogito cartesiano non offre alcun sostegno –, appare assai presto nella produzione di Moroncini, e che, al di fuori di ogni intempestivo miraggio “interdisciplinare”, vi assume di volta in volta sia la funzione di reagente storico-critico (tratti non esigui della tradizione filosofica antica, moderna, contemporanea sono stati da lui interrogati alla luce di tale questione), sia il valore di campo teorico da determinare e di esigenza intellettuale da precisare, anche studiando i modi e sensi molteplici in cui, con e dopo Freud, il concetto stesso di ragione si è trovato radicalmente trasformato.

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202312dic10:30 amUniversità di Salerno: Fuorché le nuvole. Per Bruno Moroncinia cura di Carmelo Colangelo10:30 am Università di Salerno, SalernoAppuntamenti:Benjamin, Derrida, Lacan. Per Bruno Moroncini

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