Gilbert Simondon, Del modo di esistenza degli oggetti tecnici

Come restituire alla tecnica lo statuto che le spetta all’interno della cultura e quindi comprendere le vere fonti dell’alienazione di cui invece la tecnica stessa viene accusata di essere la radice? Troppo spesso, in effetti, la realtà tecnica è stata giudicata all’interno dell’opposizione tra contemplazione e azione, teoria e pratica, tempo libero e lavoro. Tali opposizioni non sono tuttavia adeguate, poiché la peculiarità dell’oggetto tecnico non è data dal suo carattere d’uso, ma dal suo funzionamento operativo. Come accade per l’oggetto estetico o per l’essere vivente, anche all’oggetto tecnico bisogna attribuire uno statuto ontologico per comprenderne il senso e la genesi. Per fare ciò è possibile studiare le relazioni dell’uomo con la realtà tecnica, soprattutto dal punto di vista dell’influenza sull’educazione e sulla cultura. Ma è anche necessario capire quale sia la genesi della tecnicità stessa, e questo è possibile mediante l’analisi dell’insieme delle relazioni fondamentali dell’uomo con il mondo.

Pubblicata nel 1958, quest’opera di estrema originalità ha modificato in modo profondo e durevole la riflessione filosofica sulla tecnica ed è divenuta un imprescindibile punto di riferimento del pensiero contemporaneo.

Genesi dell’oggetto tecnico

L’oggetto tecnico è sottoposto ad una genesi, ma è difficile definire la genesi di ogni oggetto tecnico, poiché l’individualità degli oggetti si modifica nel corso della genesi; solo con difficoltà si possono definire gli oggetti tecnici in base alla loro appartenenza ad una specie tecnica; le specie sono facili da distinguere sommariamente, per l’uso pratico, se si accetta di prendere l’oggetto tecnico in base al fine pratico al quale risponde; ma si tratta di una specificità illusoria, dato che nessuna struttura fissa corrisponde ad un uso definito. Uno stesso risultato può essere ottenuto a partire da funzionamenti e da strutture molto differenti: un motore a vapore, un motore a benzina, una turbina, motore a molla o a massa sono tutti pur sempre dei motori. Tuttavia, vi è più analogia reale tra un motore a molla ed un arco o una balestra che tra lo stesso motore e un motore a vapore; un orologio a pesi possiede un motore analogo ad un argano, mentre un orologio a funzionamento elettrico è analogo ad un campanello o ad un vibratore. L’uso riunisce strutture e funzionamenti eterogenei sotto generi e specie che traggono significato dal rapporto tra tale funzionamento ed un altro funzionamento, quello dell’essere umano in azione. Dunque, ciò a cui si dà un nome unico, come, per esempio, quello di motore, può essere multiplo nell’istante e può variare nel tempo cambiando d’individualità.

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