Linguaggio, storia, verità. Nietzsche 150, G. Frilli, G. Garelli, R. Morani (cur.)

Il 1873 è un anno cruciale nella biografia intellettuale di Nietzsche: è l’anno della stesura di Verità e menzogna in senso extramorale e della Seconda Inattuale su L’utilità e il danno della storia per la vita. È una fase complessa del pensiero di Nietzsche, ricca di conflitti e contraddizioni: le posizioni della Nascita della tragedia vengono via via abbandonate ma non sono ancora apparse le novità teoriche che emergeranno in Umano troppo umano.

A centocinquant’anni di distanza da quel momento inquieto e gravido di sviluppi futuri per il pensiero di Nietzsche, il presente volume si propone di approfondirne la contraddittorietà e la ricchezza, indagando temi decisivi quali il tempo e la storia, il linguaggio e la verità, il senso della Bildung, il ruolo dell’intellettuale nella società contemporanea, il filisteismo culturale, il senso dell’umanismo, la questione della memoria e dell’oblio. I saggi qui raccolti ricostruiscono così, da differenti prospettive interpretative, le principali linee di lavoro che scaturiscono dai testi nietzschiani degli anni Settanta.

Saggi di: Christophe Bouton, Eleonora Caramelli, Domenico M. Fazio, Gianluca Garelli, Carlo Gentili, Saša Hrnjez, Roberto Morani, Giovanni Paoletti, Fiorenza Toccafondi, Vivetta Vivarelli

Presentando gli scritti di Friedrich Nietzsche composti tra il 1870 e il 1873, Giorgio Colli e Mazzino Montinari evidenziano la condizione spirituale di particolare fervore creativo e insieme di enorme tensione che stava vivendo il filosofo:

c’è qui l’ansia giovanile di forzare una rapida maturazione stilistica, c’è un anticipo della crisi di fronte alla professione filologica, nel tentativo di trattare i problemi dell’antichità in modo non specialistico, e c’è infine […] un rifiuto dei risultati parziali, un’autocritica particolarmente vigile. È naturale che in questa fase la stesura letteraria manchi ancora di sicurezza; mentre negli anni successivi egli passerà in modo continuo dai piani agli schizzi agli abbozzi, ai frammenti, agli sviluppi provvisori, sino alle redazioni definitive per la stampa, e in caso di insuccesso creativo si arresterà allo stato frammentario, ora vengono invece alla luce questi scritti, dove egli tenta di realizzare opere compiute, ma ne giudica inadeguate la forma o l’elaborazione. Tali scritti risultano così redazioni unilaterali, parziali e primitive di future opere edite da Nietzsche, oppure tentativi di trattare temi diversi, che non furono più ripresi da lui per una pubblicazione.

Confrontarsi con gli scritti di questo periodo di formazione e di transizione, significa, per l’interprete di Nietzsche, rinunciare a un canone pienamente compiuto che alimenti la ricerca dei tratti morfologici unitari di un pensiero pervenuto alla propria espressione definitiva; implica cioè la necessità di fare i conti con il problematico intreccio e la parziale sovrapposizione di orizzonti teorici in conflitto, appartenenti alla fase precedente coagulata intorno alla Nascita della tragedia e a quella che verrà ufficialmente inaugurata, nella primavera 1878, da Umano, troppo umano I.

Ma proprio in questa contraddittoria congiunzione di elementi eterogenei, di temporanea coesistenza di vecchio e di nuovo, risiede il pregio maggiore della riflessione nietzschiana degli anni Settanta. A onta dell’acuta insoddisfazione che Nietzsche, in quel periodo, avverte nei confronti del carattere difettoso del suo stile filosofico e della propria elaborazione teorica, chi legge gli scritti nietzschiani giovanili ha l’impressione di trovarsi di fronte una ricca, mobile e audace sperimentazione, un cantiere aperto. L’interrogazione filosofica si avventura lungo molteplici percorsi e si mostra disponibile a lasciare spazio all’incertezza e all’instabilità; essa rifiuta di essere risucchiata nel punto di partenza della tradizione ontologico-metafisica, ma conosce più il termine di riferimento polemico da cui occorre separarsi che la chiara destinazione del suo approdo finale. Nietzsche palesa così una lucida e precoce presa di coscienza dell’impossibilità di proseguire una modalità di indagine consolidata, ma ormai giunta a una crisi irrimediabile. Tuttavia, non ha ancora del tutto focalizzato gli strumenti teorici a disposizione per realizzare il progetto alternativo, applicando la propria scepsi anche alle soluzioni da lui stesso avanzate nella Nascita della tragedia: l’assunzione, la compenetrazione e il ripensamento della filosofia presocratica, del pensiero di Schopenhauer, della musica di Wagner, della tragedia greca.

[Dalla Prefazione di Guido Frilli, Gianluca Garelli e Roberto Morani]

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.