Un paziente in stato vegetativo non è più una persona o è pur sempre una persona? Tale domanda può sorgere legittimamente di fronte a pazienti con disordini della coscienza che, nonostante i recenti sviluppi neurotecnologici, sono ancora oggetto di uno studio molto complesso e pregno di implicazioni etiche cruciali. Un’indagine sui cardini concettuali alla base di questo tema è ancora parzialmente manchevole – soprattutto rispetto all’antropologia di fondo che ispira la neuroetica; il volume propone perciò una riflessione sul concetto di persona in senso morale, ontologico e storico, per poi declinarlo all’interno dell’ambito dei disordini della coscienza, con attenzione particolare alle questioni neuroetiche e bioetiche dello stato vegetativo. Che cosa intendiamo quando parliamo di persone? I pazienti con disordini della coscienza sono persone? Può un’indagine analitica e storico-concettuale guidare la neuroetica nella cura e nella gestione clinica di tali pazienti? Si tratta di interrogativi che non riguardano solo il campo teoretico-filosofico, ma che si agganciano direttamente a un’esigenza pratica di ripensamento del significato del concetto di persona, sia attraverso un approccio etico-ontologico sia alla luce dei recenti studi neuroscientifici.
Quando parliamo di persone, ci riferiamo a delle entità individuali che solitamente coincidono con gli esseri umani, in modo da distinguerle dalle mere cose, seguendo una intuitiva differenziazione tra “qualcuno” e “qualcosa”. Questo può essere un semplice atto di identificazione, ma può anche conferire alle entità nominate una più o meno implicita valorizzazione. Se chiediamo quante persone saranno presenti a una escursione organizzata in montagna alla quale abbiamo intenzione di partecipare, stiamo essenzialmente chiedendo il numero di esseri umani (bambini, adulti, anziani, ecc.), senza includere all’interno del conteggio eventuali animali da compagnia o oggetti ingombranti come gli zaini. In questo caso, si assiste a una semplice distinzione tra esseri umani, animali e cose a scopo pragmatico e, tra l’altro, senza troppe pretese di precisione. Per esempio, potremmo aver fatto questa domanda per sapere se ci sono ancora posti prenotabili per partecipare all’escursione, anche se all’interno del conteggio potrebbero non essere inclusi eventuali infanti portati a spasso grazie a uno zaino da passeggio, in quanto non comportano una reale differenza organizzativa per chi gestisce l’evento in montagna o per chi vi partecipa. Al di là di ciò, non siamo soliti chiedere il numero di esseri umani ma di persone partecipanti, perché in quel momento non ci stiamo riferendo ai membri della specie Homo sapiens, quanto piuttosto a quegli individui che rientrano all’interno di una valutazione (in questo caso, prettamente pragmatica).
In altri casi, il concetto di persona viene utilizzato all’interno delle normali dinamiche interpersonali come una delle manifestazioni pratiche di ciò che in gergo filosofico viene definito principium individuationis, ossia il principio che stabilisce le ragioni intrinseche dell’individualità di un ente, il suo essere uno in sé e distinto dagli altri. In questo caso, l’attribuzione di individualità non avviene attraverso deduzioni logiche ma tramite un processo cognitivo di riconoscimento della persona, intesa come categoria che rappresenta l’insieme delle proprietà caratterizzanti un particolare essere umano. Pensiamo a quando diciamo: “non lo riconosco più; non è più la persona che conoscevo”, in riferimento a un individuo che, a causa di un cambiamento radicale, non combacia più nelle sue caratteristiche con i ricordi che abbiamo di esso. Per cambiamento radicale si può intendere un evento distruttivo, come una grave patologia neurodegenerativa, una malattia estremamente debilitante o un trauma, che abbia compromesso in modo significativo la vita mentale di quell’individuo (capacità cognitive ed emotive, memoria, coscienza, ecc.) ma anche il suo fisico (perdita/aumento vertiginosi di peso, cambiamenti dell’aspetto esteriore a causa di interventi chirurgici molto invasivi, ecc.). A volte, anche un cambiamento radicale di personalità e di scelte di vita può implicare affermazioni come la seguente: “dopo quello che ha fatto, non so più chi sia; non è la persona che ricordavo”.