Andrea F. de Donato, Morfogenesi del concetto. Matematica e stile a partire da Gilles Deleuze

In che modo è possibile pensare il rapporto tra la matematica e il pensiero di Gilles Deleuze? Ancor più radicalmente: come è possibile pensare matematica e filosofia, scienza e filosofia, senza ricalcare i domini disciplinari della logica e della filosofia della matematica? Questo volume si propone di ricostruire le radici matematiche della metafisica deleuziana attraverso un costante contrappunto della filosofia con le matematiche più recenti, in particolare l’analisi complessa, le geometrie riemanniane e sub-riemanniane e i modelli neurogeometrici della morfodinamica contemporanea. L’idea alla base di questo studio è che un simile contrappunto non debba essere giustificato tramite delle analogie disciplinari tra diversi ambiti del sapere, ma a partire da una più profonda analisi dello stile in cui un pensiero prende forma. In tal senso, si propone l’idea di una logica dello stile, ben diversa dalla stilistica, che prende il nome di stilologia.

Questo studio si propone di affrontare le implicazioni dell’opera di Gilles Deleuze sotto due aspetti. Il primo, di carattere analitico ed esegetico, circoscrive dei luoghi e dei termini essenziali dell’ontologia deleuziana per tentare di farne emergere un significato più ricco e completo. Per far questo, si avanza l’ipotesi che una opportuna esegesi dei testi di Deleuze non sia perseguibile restando all’oscuro delle teorie, del lessico e dello stile matematico, in particolare quello risalente alle ricerche contemporanee in geometria e algebra differenziale. Come si articolano matematica e filosofia senza che l’una delle due sia assorbita completamente dall’altra? A questo problema è dedicato il primo capitolo, che affronta le nozioni di virtuale, di differenziale, di immagine del pensiero, di Anti-Logos, di empirismo trascendentale, di evento e di Piega in contrappunto con le matematiche riemanniane, sub-riemanniane e con le teorie morfologiche principali dello scorso secolo. Il secondo capitolo, invece, tenta di dare ragione delle più recenti teorie neurogeometriche che muovono proprio dal fertile terreno ibrido della metafisica deleuziana, in particolare il modello Citti-Sarti e l’Eterogenesi Differenziale, attualmente in corso di sviluppo grazie ai lavori bolognesi e parigini dei matematici Giovanna Citti e Alessandro Sarti. Per giungere alla delineazione di un simile cantiere di ricerca è stato necessario distinguere scienza e filosofia nelle loro componenti autonome e mettere in risalto le potenzialità di uno sviluppo così immensamente poliedrico della metafisica deleuziana, delle ontologie poststrutturaliste (nonostante si ritenga assai dubbia questa categoria) e delle loro implicazioni teoretiche e politiche.

Il secondo aspetto di questo studio, di carattere speculativo, tenta di dare ragione della fertilità e della legittimità del contrappunto tra matematica e filosofia, allargando il campo a tutte le diverse formalizzazioni del pensiero che, probabilmente, concorrono a settorializzare asetticamente le forme espressive della filosofia contemporanea. Si propone, dunque, la nozione di stilologia come strumento d’analisi di questo problema, e non sarà superfluo l’ausilio dell’opera di Juri Lotman, pur mantenendo lo studio nel perimetro dell’opera deleuziana. Il progetto della stilologia si propone di ripartire tanto dalla nozione di stile dell’epistemologia storica (i vari A. C. Crombie, L. Fleck, I. Hacking), tanto dallo stile ontologico di stampo ermeneutico e metafilosofico (tra tutti, M. Frank).

È opportuno motivare anche la scelta del titolo. Il vantaggio del genitivo è la sua immediata ambiguità. Il genitivo oggettivo è in questo caso il più immediato: la morfogenesi di un concetto è la genealogia fondamentale della filosofia deleuziana. Ma non si trascuri il genitivo soggettivo, per mezzo del quale il concetto produce una morfogenesi, spostando l’equilibrio del gene in avanti, e lo sforzo creativo passa da originario a originante. Questa successione di fase è chiaramente fittizia, o piuttosto euristica, ma a fare problema è senz’altro la simultaneità stessa di questi due genitivi nella prospettiva di Deleuze. Sia allora questo lo slancio di inquietudine sotteso all’intero studio.

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