Espressione dell’adesione alla filosofia fenomenologica, ma anche della frequentazione del fecondo ambiente culturale praghese del tempo, Il mondo naturale come problema filosofico (1936) costituisce un’opera giovanile, ma già fondamentale di Jan Patočka. Preparata come tesi di abilitazione per l’insegnamento accademico, essa è stata considerata il primo contributo critico sul tema della Lebenswelt, così come in quello stesso periodo veniva articolato nelle pagine della Crisi delle scienze europee di Edmund Husserl. La questione costituisce, in effetti, un leit motiv all’interno della produzione patočkiana. Se, tuttavia, nel testo del 1936 il pensatore boemo sottoscrive quasi senza riserve il metodo della riduzione trascendentale, negli anni successivi avanzerà delle istanze sempre più critiche nei confronti del soggettivismo husserliano. Testimonianza ineludibile di siffatto ripensamento saranno due testi supplementari, inclusi in questa prima edizione italiana: la lunga Meditazione, allegata alla seconda edizione ceca della Habilitationsschrift e pubblicata nel 1970, nonché la Postfazione alla prima edizione francese dell’opera, pubblicata nel 1976.
Presentare la prima edizione italiana di questi testi significa rendere conto del modo in cui il problema del “mondo naturale” prende corpo ed evolve nell’intenso e frastagliato itinerario biografico e speculativo di Jan Patočka. Intanto perché siffatte pagine non vanno a comporre una singola opera, ma un trittico di scritti presentati in tempi e modi affatto differenti: la Tesi di abilitazione dell’autore, pubblicata nel 1936 con l’eloquente titolo Il mondo naturale come problema filosofico; l’ampia Meditazione dopo trentatré anni che accompagna la seconda edizione ceca del testo; la Postfazione scritta in vista della prima edizione francese, uscita nel 1976. Considerando anche il fisiologico periodo di gestazione teorica, si ha quindi a che fare con un arco temporale di almeno quarant’anni, caratterizzati da eventi storici significativi che si riverberano anche sulla vicenda personale del pensatore boemo, in particolare per quanto concerne quell’intermezzo piuttosto ampio tra la pubblicazione della Habilitationsschrift e la stesura della Meditazione alla fine degli anni ’60.
Per quanto questo corposo lasso di tempo sia anche indiscutibilmente caratterizzato dal peculiare interesse per temi affatto differenti, in nessun momento la questione viene relegata alla marginalità. Semmai, la densa e instancabile riflessione di quegli anni contribuisce all’ulteriore esplorazione di un problema, quello del mondo naturale, che va a costituire uno dei leit motiv irrinunciabili dell’intera speculazione patočkiana, anche e soprattutto alla luce del processo di elaborazione di quella prospettiva fenomenologica autonoma che l’autore stesso, nei primi anni ’70, qualificherà come “asoggettiva”.
Le pagine che seguono hanno innanzitutto lo scopo di ricostruire il quadro storico e teorico di gestazione dell’opera del 1936, di seguire, in secondo luogo, l’andamento della problematizzazione patočkiana ripercorrendo alcuni passaggi decisivi di quel testo “giovanile”, e di mettere, infine, in evidenza il modo in cui la questione evolve e viene ripensata nei due più tardi supplementi. In questo senso, saranno individuate alcune feconde intersezioni biografiche e conoscitive che, a nostro avviso, permettono di orientarsi più agevolmente nel contesto filosofico in cui la questione diviene urgente – per Patočka, ma più in generale per la filosofia fenomenologica. Incontri e scambi a partire da cui pure si articolano istanze decisive, non esclusivamente teoretiche, che permettono di porre il mondo naturale a fondamento di fenomeni umani caratteristici quali, ad esempio, la libertà e il linguaggio, allo scopo di ricostruire altresì il movimento da cui conseguono e di interrogarne il significato storico e sociale.
[Dall’Introduzione di Saverio Alessandro Matrangolo]