In un breve scritto del settembre del 1933, The Cult of the Individual, Bertrand Russell sosteneva che «le persone che al giorno d’oggi credono che la terra sia piatta non hanno alcuna possibilità di persuadere gli altri (sensible people), e stanno semplicemente affermando il loro diritto di essere stupidi». Le pagine di questo libro tentano una riflessione sulla questione che emerge da un’affermazione come questa, particolarmente in un momento storico nel quale questo diritto – a cui le parole del filosofo inglese fanno riferimento – sembra, anche grazie a circostanze (apparentemente) contingenti, volersi e doversi affermare con maggiore forza.

Dario Giugliano concentra la sua analisi sul mondo che “precede” l’era di internet, soffermandosi invece sulla questione della letteratura come forma canonicamente privilegiata della possibilità della trasmissibilità del senso. È sulla crisi di questo mondo – che è insieme causa ed effetto della perdita del potere affidato al linguaggio – che occorre volgere ancora una volta il nostro sguardo, quello di un’estetica che si fa ontologia.

La letteratura

In La parola e il marmo Jesper Svenbro analizza la questione della letteratura. Egli fa vedere come nella Grecia pre-aristotelica la figura del poeta sia successiva a Omero, potendosi attribuire, come definizione di un’attività, a quella concernente le produzioni della melica corale, produzioni elaborate su commissione, quindi soggette a un compenso in denaro, diversamente da quanto accadeva per un aedo come Omero, strumento canoro delle Muse. Una testimonianza di questo si ha, per esempio, con l’attività di Pindaro, con cui si può parlare legittimamente di un “fare” poetico, di un poiein, di cui l’autore rivendica la paternità, la proprietà, preoccupandosi proprio «di apparire come “autore” del suo discorso per la semplice ragione che voleva essere remunerato per il suo lavoro». Ora, ci sembra che sia proprio in un momento come questo che cominciano a intrecciarsi i sensi del pubblico e del privato, ancor più di quanto già non lo fossero su un piano logico, contribuendo a creare quella situazione a più piani intersecantisi costituita dallo spazio della politica e della verità nella Grecia antica, spazio, che pur tra le innumerevoli mutazioni, ha fornito, per i secoli a venire, il modello a tutto l’Occidente. C’è da dire che l’apparizione, sulla scena pubblica, di una figura sociale quale quella del poeta/produttore di versi, rappresenta in un certo senso un esito inevitabile inscritto all’interno del meccanismo di funzionamento del sistema segnico in quanto tale, basato proprio su una dialettica che vede i ruoli giustapposti di pubblico e privato, ancor prima che contrapporsi, scambiarsi di ruolo e posizione.

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