Maurizio Trudu

Maurizio Trudu è dottore di ricerca presso l’Università degli Studi di Ferrara e la Pontifícia Universida Católica do Paraná (Curitiba), in cotutela con la Bergische Universität di Wuppertal. La sua ricerca è incentrata sulla filosofia trascendentale, con un’attenzione specifica all’interazione tra la fenomenologia e la filosofia classica tedesca. Tra le sue pubblicazioni si ricorda: Fenomenologia e genesi del senso. Il possibile tra Edmund Husserl e Martin Heidegger (2025).

La critica di Hegel a Fichte si inserisce in un più ampio disegno teorico, attraverso il quale assegna alla filosofia fichtiana una posizione subordinata all’interno di quella che egli definisce Reflexionsphilosophie, ossia una filosofia della riflessione incapace, a suo giudizio, di oltrepassare l’astratta parzialità del pensiero riflettente e, dunque, di attingere alla verità in senso pieno. A suo avviso, con la formulazione del primo principio, nella Grundlage, Fichte avrebbe effettivamente risposto all’esigenza, fondamentale per l’idealismo, di pensare un’unità originaria capace di ricomprendere ogni opposizione. Tuttavia, secondo Hegel, tale unità sarebbe stata affermata in modo arbitrario, postulata in un Io assoluto dal quale risulterebbe esclusa fin dall’inizio la differenza, e con essa la possibilità di una deduzione reale del Non-io. In tal modo, l’idealismo trascendentale di Fichte resterebbe vincolato a una dialettica dell’opposizione meramente determinata e relativa, risultando pertanto insufficiente. Esso si configurerebbe, secondo Hegel, come una posizione ancora intellettualistica, ossia incapace di tematizzare le proprie condizioni di possibilità e di superare la polarità su cui si fonda. Un momento particolarmente emblematico di questa linea argomentativa si trova già nella Differenzschrift. Scrive Hegel: «il fondamento del sistema fichtiano è l’intuizione intellettuale, il puro pensare se stesso, la pura coscienza di Sé, “io = io, io sono”; l’assoluto è soggetto-oggetto e l’io è questa identità del soggetto e dell’oggetto».

L’identità tra soggetto e oggetto resta incompleta finché nella coscienza empirica persiste un elemento che sfugge alla determinazione da parte della coscienza pura. In tal caso, essa conserverebbe un residuo di incondizionatezza, tale da instaurare un rapporto di tipo reciproco, fondato su un mutuo determinarsi e venire determinati. Ma una tale reciprocità presuppone, per sua stessa natura, la coesistenza di due termini originariamente separati: essa implica cioè il permanere di un’opposizione assoluta tra gli elementi coinvolti nella relazione. È proprio questa opposizione irriducibile che, secondo Hegel, rende impossibile una reale conciliazione. ’Io soggettivo e l’Io oggettivo non giungono mai a una sintesi effettiva: essi permangono come poli irriducibilmente opposti all’interno di una scissione che il sistema non riesce a risolvere.

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