Massimo Borghesi

Massimo Borghesi è stato professore ordinario di Filosofia morale presso il Dipartimento di Filosofia, Scienze sociali, Umane e della Formazione, dell’Università di Perugia. Tra i suoi lavori più recenti segnaliamo: Hegel. La cristologia idealista (2018); Romano Guardini. Antinomia della vita e conoscenza affettiva (2018); Ateismo e modernità. Il dibattito nel pensiero cattolico italo-francese (2019); La terza età del mondo. L’utopia della seconda modernità (2020).

Sono più di due secoli che la cultura europea accarezza il male, lo blandisce, lo giustifica. Il negativo comunica vertigine, delirio di onnipotenza, emozioni inconfessabili; illumina di bagliori rossastri i sentieri proibiti, gli abissi della notte, le vette ghiacciate. Colora di sé il peculiare titanismo moderno, la provocatoria sfida che esso lancia all’Eterno. Se il Faust antico, quello di Marlowe, si pente in punto di morte, quello posteriore vive dell’oltraggio, brama la dissoluzione. Il patto col serpente, come titola Mario Praz uno dei suoi ultimi volumi, diviene ora stabile. Il serpente, il tentatore, appare nelle vesti del liberatore, di colui che solleva l’uomo al di là del bene e del male, al di là della “legge”, al di là del Dio antico, nemico della libertà. Gli ultimi duecento anni riscoprono «il principio liberatore del mondo [affermato] dalla setta degli Ofiti», principio intravisto, secondo Gershom Scholem, dalla concezione sabbatiana con il suo Messia consegnato ai “serpenti”. Principio riaffermato da Ernst Bloch nel suo Ateismo nel cristianesimo dove il Cristo-serpente libera il mondo dalla tirannia di Jahvè. Anche Goethe, secondo Vittorio Mathieu, «aveva sentito parlare della setta degli ofiti». Nel suo Goethe e il suo diavolo custode Mathieu osserva come nel Faust Mefistofele è la «forza che fa emergere dalla tenebra il positivo dell’uomo». Come afferma Dio, rivolto a Mefistofele nel Prologo in Cielo:

 Non hai che da mostrarti, liberamente, quello che sei; non ho mai odiato i tuoi pari; di tutti gli spiriti che negano, il beffardo è quello che mi dà noia minore. L’attività dell’uomo si affloscia troppo facilmente ed egli si adagierebbe con piacere in un assoluto riposo. Perciò gli metto volentieri accanto un compagno che lo sproni, ed agisca, e deve, come diavolo, creare.

Il diavolo è posto volentieri (“gern”) da Dio come collaboratore dell’uomo. Come notava Mircea Eliade, «si potrebbe parlare di una simpatia organica tra il Creatore e Mefistofele». Goethe fa di Mefistofele, del male, la molla che muove verso l’azione (“Tat”), verso ciò che è positivo. Si tratta dell’idea, destinata a percorrere molta strada, per cui la via verso il Cielo passa attraverso l’Inferno. L’uomo diventa uomo, vivo, intelligente, libero, solo assaporando fino in fondo l’amaro della vita. L’innocenza dell’“anima bella” è, al contrario, inerzia, stasi, morte. Hegel, con la sua dialettica del negativo, darà una sontuosa veste teorica a quest’idea. L’uomo deve peccare, deve uscire dall’innocenza naturale per divenire Dio. Egli deve realizzare la promessa del Serpente: deve conoscere, come Dio, il bene e il male. Questa conoscenza è «l’origine della malattia, ma anche la sorgente della salute, è la coppa avvelenata nella quale l’uomo beve la morte e la putrefazione, e nello stesso tempo il punto sorgivo della riconciliazione, poiché porsi come cattivo è in sé il superamento del male».

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