Marta Fana

Marta Fana è economista, ricercatrice e docente presso l’Università di Parma. Ha conseguito il dottorato in Economia all’Institut d’Études Politiques di SciencesPo a Parigi. Si occupa di political economy, mercato del lavoro e disuguaglianze socioeconomiche. Ha pubblicato Non è lavoro, è sfruttamento (Roma-Bari 2017) e, con Simone Fana, Basta salari da fame! (Roma-Bari 2019).

Quando parliamo di inchiesta, rischiamo di evocare qualcosa di anacronistico. Le grandi inchieste parlamentari degli anni Cinquanta e Sessanta – sui braccianti del Sud, sulle condizioni nelle fabbriche del triangolo industriale, sulla condizione operaia nel pieno del miracolo economico – sembrano appartenere a un altro mondo. Un mondo in cui c’era ancora un Parlamento capace di produrre conoscenza critica sul funzionamento della società, in cui i partiti di massa avevano apparati in grado di elaborare politicamente i dati raccolti sul campo, in cui il sindacato era parte di un sistema di rappresentanza che includeva anche la conoscenza come forma di potere. Un mondo in cui l’inchiesta operaia – quella tradizione che da Marx all’operaismo italiano aveva costruito il metodo dell’indagine diretta sulla classe lavoratrice – era uno strumento ordinario dell’organizzazione politica, non un esercizio intellettuale fine a se stesso.

Quel mondo non c’è più. Ma la frammentazione è tornata a fare parte della nostra quotidianità, delle nostre città, del sistema di organizzazione produttivo e quindi dei processi di lavoro che ne fanno parte. La frammentazione è qui a caratterizzare la nostra società. La frammentazione del dopoguerra era quella del lavoro agricolo disperso nelle campagne del Mezzogiorno, ancora governate dal latifondo; della piccola industria domestica, del lavoro a domicilio, per di più femminile, che sfuggiva a ogni rilevazione e a ogni tutela. Era una frammentazione che l’industrializzazione fordista sembrava destinata ad assorbire, unificando la forza lavoro attorno alla grande fabbrica e al contratto collettivo nazionale.

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