Marco Focchi

Marco Focchi esercita come psicoanalista a Milano. È membro della Scuola lacaniana di psicoanalisi, di cui è stato presidente dal 2008 al 2011, e dell’Associazione mondiale di psicoanalisi, del cui Consiglio direttivo ha fatto parte. Ha insegnato presso la Scuola di specializzazione in psichiatria all’Università di Milano. Attualmente dirige la sede milanese dell’Istituto freudiano per la clinica, la terapia, la scienza. Tra i suoi ultimi libri: Manca sempre una cosa (Pisa 2021), La clinica psicoanalitica di Jacques Lacan (Napoli-Salerno 2020), Le parvenze e il corpo (Torino 2016).

Nel 1960, nella prima conferenza tenuta alla facoltà universitaria Saint-Louis a Bruxelles, Lacan inizia sostenendo di avere cominciato tardi a esercitare la psicoanalisi, ma che alla data in cui sta parlando ha ormai trascorso la metà della sua vita ad ascoltare delle vite. È senz’altro un modo particolarmente espressivo di definire la pratica della psicoanalisi. Lacan non dice di aver seguito dei casi, di aver trattato dei sintomi, ma di aver impiegato la propria vita nell’ascoltare il racconto di altre vite, le confessioni dei segreti triviali e impareggiabili di esistenze che si sono lasciate catturare da miraggi sprecando l’occasione, lasciandosi sfuggire l’essenza e smarrendosi nella delusione. Appare quanto distante sia qui Lacan dalla visione psichiatrica che inquadra patologie, quadri diagnostici, malattie mentali. Si tratta non di casi, ma di storie.

Il libro di Marco Rovelli Soffro dunque siamo è innanzi tutto fatto di storie. Quando Marco è venuto da me, nel tempo in cui stava raccogliendo il materiale per il suo lavoro, mi ha chiesto delle storie da inserire nel suo libro. Se sono stato avaro con lui è stato senz’altro per eccesso di cautela. Nella misura infatti in cui una storia di vita è considerata un caso clinico, diventa anche un serbatoio di dati sensibili sui quali la censura istituzionale ha gli occhi ben aperti, ed è sempre attenta e vigile. Ma il punto è proprio questo: una storia di vita è un caso clinico? Quel che dice Lacan, e quel che tutta la nostra esperienza ci mostra, sembrano proprio contestare questa assunzione, sembrano negare cioè l’idea che una storia di vita si possa condensare in un caso clinico, e paiono contraddire l’idea che le difficoltà presentate da chi viene a consultare uno psicoanalista costituiscano semplicemente materiale comprimibile in pochi quesiti affrontabili dal punto di vista dell’epistemologia medica.

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