Ludwig Feuerbach

Ludwig Feuerbach (1804-1872) è una figura centrale della filosofia post-hegeliana, di cui rinnova il linguaggio. Dopo un primo periodo segnato da studi di storia della filosofia, egli orienta i suoi interessi sui temi della critica filosofica e teologica. Tra le sue opere: Critica della filosofia hegeliana(1839), Essenza del cristianesimo (1841), Tesi provvisorie per una riforma della filosofia (1843), L’essenza della religione (1846), Teogonia (1857), Spiritualismo e materialismo (1866).

La teologia comune fa del punto di vista dell’uomo il punto di vista di Dio; la teologia speculativa, dall’altra parte, fa del punto di vista di Dio il punto di vista dell’uomo, o meglio, del pensatore.

Per la teologia comune Dio è un oggetto e, in realtà, un oggetto come qualsiasi altro oggetto sensibile; ma, allo stesso tempo, per la teologia comune è anche un soggetto, proprio come il soggetto umano. Dio crea le cose fuori da sé, si lega a se stesso e agli altri enti che esistono al di fuori di lui, ama e pensa se stesso e gli altri enti allo stesso momento. In breve, l’uomo fa dei suoi pensieri e delle sue emozioni i pensieri e le emozioni di Dio, della sua essenza e del suo punto di vista l’essenza e il punto di vista di Dio. La teologia speculativa, invece, inverte tutto questo. Quindi, nella teologia comune, Dio è in contraddizione con se stesso, poiché dovrebbe essere un ente non-umano e sovrumano, mentre in realtà è – secondo tutte le sue determinazioni – un ente umano. Nella teologia speculativa o in filosofia, dall’altra parte, Dio è in contraddizione con l’uomo; egli dovrebbe essere l’essenza dell’uomo, o almeno della ragione, e in realtà è un ente non-umano e sovrumano, vale a dire astratto. Nella teologia comune il Dio sovrumano è solo una metafora edificante, un’idea, un gioco di fantasia; nella filosofia speculativa, invece, è seria e grave verità. L’aspra contraddizione in cui la filosofia speculativa è coinvolta è stata causata solo dal fatto che essa ha reso Dio – che nel teismo è solo un essere di fantasia, un ente incondizionato, indefinito e nebuloso – un ente presente e definito, distruggendo in tal modo l’incanto illusorio che un ente incondizionato esercita sulla foschia dell’immaginazione. Perciò, i teisti si sono molto scandalizzati per il fatto che, secondo Hegel, la logica debba essere l’esposizione di Dio nella sua eterna essenza prima della creazione, eppure, per esempio, nella sezione dedicata alla quantità, tratta anche di quantità estensiva e intensiva, di frazioni, potenze e proporzioni. Come, gridano costoro scioccati, questo Dio dovrebbe essere il nostro Dio? E che cos’è questo Dio della logica hegeliana se non il Dio del teismo che, venuto dalla nebbia di un’idea indefinita, arriva alla luce del pensiero definito? Il Dio del teismo che, per così dire, ha creato e ordinato ogni cosa secondo misura, numero e peso? Se Dio ha ordinato e creato tutto secondo quantità e misura, allora misura e quantità erano – e sono ancora – nell’intelletto e di conseguenza nell’essenza di Dio prima che fossero realizzate nelle cose che esistono al di fuori di Dio, poiché non c’è differenza tra l’intelletto di Dio e la sua essenza. La matematica non appartiene anch’essa ai misteri della teologia? Ma, ovviamente, un ente appare piuttosto diverso nella rappresentazione e nell’immaginazione che nella verità e nella realtà; non c’è da meravigliarsi che uno stesso ente appaia a coloro che seguono solo la mera apparenza e la parvenza come due enti completamente distinti.

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