Ludovica Boi

Ludovica Boi (1992) è attualmente dottoranda di ricerca in Letteratura tedesca presso l’Università di Verona, ateneo nel quale, nel biennio 2021-2023, è stata assegnista per un progetto dedicato ai temi della salute e della malattia nelle opere e nell’epistolario di Nietzsche. Dalla ricerca annuale che ha condotto presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici nel 2020 nasce il presente volume, sua seconda monografia su Colli.

Questo libro nasce dal desiderio di interrogarsi sull’influsso esercitato dal misticismo filosofico sul sistema metafisico che Giorgio Colli elabora nei propri anni giovanili. I riferimenti alle teorie di Jakob Böhme e di Giordano Bruno, come a quelle dell’antica sapienza indiana, popolano i primi scritti del filosofo. Esse, lungi dal venire riprese in modo estrinseco, innervano la sua stessa personale elaborazione metafisica.

Nel luglio 1939 Colli discute la propria tesi di laurea presso la cattedra di Filosofia del Diritto dell’Università di Torino, con Gioele Solari. Il lavoro tratta della politica ellenica e prevede una prima parte sui Presocratici (pubblicata postuma nel 2009, Filosofi sovrumani) e una seconda parte su Platone. I Greci – sostiene Colli nella tesi – sviluppano un peculiare concetto di politica, che non si mostra mai scisso o indipendente dal forte impulso a conoscere l’interiorità, intesa non soltanto come psiche individuale, ma anche come essenza del mondo. Essi si impegnano in azioni culturali ed educative proprio perché hanno sondato le vaste regioni dell’umano e l’intimo ritmo della natura. Ecco come il problema del misticismo si inserisce nel lavoro di tesi: la sapienza presocratica, che nasce da un ardente impulso di divinizzazione della vita terrena, viene lì paragonata ad altre espressioni mistico-filosofiche.

Negli stessi anni, Colli compone testi paralleli allo scritto accademico, nei quali ugualmente emerge, tra le altre cose, uno spiccato interesse per il misticismo. Bisogna intendere quest’ultimo come una superiore modalità conoscitiva del reale, un sapere non ordinario in grado di reintegrare le molteplici dicotomie contemporanee, ad esempio quelle tra sentimento e intelletto, religione e scienza, io e cosmo. Il pensiero mistico si innalza, cioè, al di sopra delle limitazioni fenomeniche e permette all’individuo, scopertosi non più irrimediabilmente separato dal mondo circostante, una prospettiva dall’alto. Al cuore degli enti finiti è inscritta la stessa armonia discorde che regna nella natura infinita. Il fluire dei contrari l’uno nell’altro è la legge che regola tanto il cosmo quanto l’io. Lo spirituale, la vita psichica, è soltanto astrattamente divisibile dalle sue ripercussioni organiche: piuttosto, non esiste spirito che non abbia un’esistenza incarnata, e il logos, nelle sue profondità enigmatiche, è sempre anche pathos. Questo il centro speculativo dell’Einleitung di Ellenismo e oltre. Dell’amore per i greci (ovvero Del misticismo luminoso), un’opera a cui l’autore si dedica dopo lo scritto su Platone e che non ha mai in realtà portato a termine. L’introduzione consta di tre capitoli, α) Il filologo, β) Nietzsche e la “Geburt”, γ) Dionisiaco e Apollineo, oggi nel volume Apollineo e dionisiaco, che comprende anche altri appunti dell’epoca, imprescindibili per il nostro tema. A tali testi bisogna senz’altro aggiungere Anima e immortalità in Empedocle, composto nel 1939 e a sua volta pubblicato postumo. Inoltre, lo studio di diversi materiali d’archivio, in primo luogo abbozzi filosofici e schede di lettura, ci permetterà l’approfondimento di alcune tematiche.

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