Luca Mauceri, La hybris originaria. Massimo Cacciari ed Emanuele Severino

Il ritorno al pensiero dell’essere può sancire, come si inizia a sostenere da più parti, l’effettiva superiorità del pensiero italiano sulle altre filosofie contemporanee. Negli ultimi decenni il concetto più generale e profondo ha visto da un lato un abbandono verso forme di sapere differenti, dall’altro una rinascita degna dei tempi della filosofia antica, che non a caso è tornata ad essere un riferimento importante e costante per chi intenda navigare seriamente nel mare del pensiero.

Tra i massimi protagonisti di questa seconda tendenza non manca Emanuele Severino, che con la sua originalissima quanto sconvolgente tesi ontologica riesce a sovvertire l’ordine nichilistico occidentale, contraddicendone le categorie di fondo e toccando vette speculative ai margini della raggiungibilità. Questo libro mostra come Massimo Cacciari sia tra i pochi ad accogliere la sfida: venendo ai ferri corti con i reali fondamenti del percorso severiniano, il suo pensiero se ne dimostra all’altezza per il confronto e per la critica.

Ciò che risulta da questa gigantomachia sono due visioni dell’essere tanto distanti nei presupposti quanto vicine nello scopo: mostrare il filo unitario e coerente che ha portato l’uomo al suo sviluppo odierno e che lo porterà dinanzi al Destino o all’Ignoto. Cosa attende l’uomo su questa terra e cosa dopo la morte? Come è intrecciato il gioco della vita e della politica con l’ontologia? Le irriducibili e irrinunciabili risposte fornite ci coinvolgono in prima persona, ispirando sempre e ancora il pensiero sull’essere e ponendoci con la forza di fronte ad interrogativi antichi e originari.

Nel totale ripensamento e risollevamento della domanda ontologica nella filosofia contemporanea, le questioni del molteplice, dell’Uno, del divenire e del nulla, non possono non ritornare con forza. Abbiamo visto come Severino si rapporta a Melisso e alle questioni che egli pone sin dalle sue prime opere e come Cacciari si debba confrontare con entrambi.

Non è dunque un caso che nell’attento confronto con il pensiero severiniano, Massimo Cacciari si imbatta tra le altre cose proprio nell’interpretazione severiniana di Melisso e del suo pensiero e che instauri un nuovo confronto con la sua ontologia. Diverse pagine, specialmente nel suo Labirinto filosofico sono dedicate al pensiero di Melisso nella cornice della filosofia contemporanea e del percorso filosofico ormai quarantennale dello stesso Cacciari.

Cacciari rievoca Melisso proprio nei momenti più stringenti del suo pensiero e del suo rapporto con Severino, nel momento in cui è necessario dibattere sul modo in cui logicità e fenomenologia si incontrano nella concretezza dell’essere. Di Melisso viene infatti ribadito quanto in questa sede si è cercato di ricostruire: la sua filosofia va riconsiderata proprio per la sua attenzione niente affatto superficiale al mondo degli enti in rapporto al significato più profondo e apparentemente astratto di essere. Anche secondo Cacciari infatti Melisso cerca di salvare gli enti dal loro offuscamento eleatico, riformulando il senso dell’eterno e dell’innegabilità, ponendo contro a Severino e al modo in cui egli intende la logicità dell’essere in rapporto all’ambito fenomenologico i significati sottovalutati dell’ontologia melissiana, che sembrano così tornare con piena forza nel momento in cui l’ontologia necessiti di una direzione salda e fedele al proprio rigore.

Recensioni

201809mar2:00 pmIl Foglio: Recensione a La hybris originaria. Cacciari e Severinodi Davide D'Alessandro2:00 pm Il Foglio, MilanoRassegna stampa:La hybris originaria

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