Lia Cigarini

Lia Cigarini, avvocata e giurista, è una delle protagoniste del femminismo italiano. Insieme ad altre ha fondato la Libreria delle donne di Milano nel 1975. È tra le autrici di Non credere di avere dei diritti (1987). Nel 1995 ha pubblicato La politica del desiderio e nel 2013, insieme a Luisa Cavaliere, C’è una bella differenza. Un dialogo. Per Orthotes, ha introdotto, insieme a Luisa Muraro, il libro di Simone Weil Oppressione e libertà (2015).

Quando alla fine del convegno di Milano sulla pratica della differenza sessuale, del dicembre 1986, ho sentito dire da alcune che era ora di affrontare la questione della rappresentanza politica della differenza, ho avuto un attimo di vero sconforto.

Mi domandai da dove uscisse quella vecchia parola e dietro alla parola una potente istituzione che cancella o ingabbia in un sol colpo la ricerca di parole di donne svincolate dalle regole e dalle aspettative della società maschile (del padre), la nostra ricerca di linguaggi originali (delle origini).

D’altra parte, nessuna nei due giorni di convegno aveva messo in dubbio il fatto (e come avrebbe potuto?) che le donne sono un sesso e non un gruppo sociale omogeneo ‒ mentre la rappresentanza politica presuppone bisogni e interessi comuni. L’incontro di Milano, tra l’altro, era stato un tentativo di confronto tra donne che parlano da collocazioni differenti, dichiaratamente differenti, con progetti individuali e collettivi diversi e talvolta in contrasto. Un contesto, quindi, che non permetteva di ipotizzare una rappresentanza neppure delle donne che erano lì presenti. Non lo permetteva in alcun modo; per buona parte della discussione, infatti, alcune hanno chiesto insistentemente ad altre: da dove parli, dove ti collochi, quali sono le mediazioni logiche e politiche che ti permettono di stare in un partito, in un parlamento, e qui tra noi? E le altre: siamo qui, però una parte di me è con le dimenticate da tutti e da tutte, con le braccianti pugliesi… E che senso ha oggi la vostra politica di separatezza?

A mettere fuori luogo ogni discorso di rappresentanza c’era anche il pensiero, sicuramente condiviso da molte, che il senso della differenza sessuale esige che si ragioni con la forza della sua interna necessità e non con quella di una legittimazione ottenuta da istituzioni neutre o maschili.

Chi aveva proposto il tema della rappresentanza ha poi spiegato che era da intendersi come «autorizzazione delle donne alle donne» e come capacità di «rendere presente» la potenza della differenza sessuale. Pensava inoltre che, siccome la democrazia classica non tollera la differenza sessuale come soggetto da rappresentare, il rappresentarla provocherebbe grande trambusto e sconcerto.

A parte l’autorizzazione delle donne alle donne ‒ che non ha veramente nulla a che fare con la rappresentanza politica ‒ ho forti dubbi che l’essere donna, che è qualcosa di assolutamente qualitativo, sia rappresentabile nei modi (numerici, quantitativi) della democrazia classica. E, soprattutto, dubito che la presenza di molte donne in Parlamento sia un ingombro o provochi un qualche trambusto in quell’istituzione.

Appuntamenti

202218giu6:00 pmLibreria delle Donne Milano: Presentazione di La politica del desideriodi Lia Cigarini6:00 pm Libreria delle Donne di Milano, MilanoAppuntamenti:Lia Cigarini

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