Les Soulèvements de la Terre

La terra non è stata creata affinché voi ne foste i signori, e noi i vostri schiavi, servitori e mendicanti; al contrario, essa fu creata per essere fonte comune di sostentamento, per tutti, senza distinzione tra le persone. E che voi compriate e vendiate le terre, e i loro frutti, come fate gli uni con gli altri, è un abominio.

Dichiarazione dei Diggers
1 giugno 1649

 

L’inverno 2021 vede nascere un movimento: i Soulèvements de la Terre. Contro la monopolizzazione e l’avvelenamento della terra e dell’acqua da parte del complesso agroindustriale. Contro la metropolizzazione e la cementificazione delle terre agricole che ci nutrono e degli ultimi spazi naturali esistenti. Un movimento per resistere con tutte le nostre forze alla devastazione in atto. Per riprendere, mettere in comune e custodire la nostra terra. Per intraprendervi esperienze comunitarie e cooperative. Per reinventare forme di vita combinano il sostentamento contadino alla simbiosi con tutti i viventi.

In ballo, una questione politica cruciale: la sfida sull’utilizzo e la ripartizione della terra, sui modi attraverso cui ce ne prendiamo cura e la lavoriamo. Si tratta di una sfida che incrocia questioni sociali, ecologiche e coloniali. È una questione sociale, poiché occorre strappare la terra da quelle poche mani che la detengono e la sfruttano biecamente, al fine di costruire spazi in cui reinventare la vita, il lavoro e la solidarietà. Si tratta di una questione ecologica poiché è necessario proteggere la terra dall’avanzata del cemento e difendere i terreni agricoli e tutti quei luoghi in cui il libero fiorire e la vita animale abbiano lo spazio che si meritano. È infine una questione coloniale, poiché le ex colonie sono le prime a subire le conseguenze disastrose di uno stile di vita metropolitano e consumistico che annienta la base di sostentamento contadino di cui vive ancora la maggior parte delle popolazioni del Sud del mondo; è tuttora una questione coloniale poiché la ricchezza dell’Occidente si basa sul saccheggio del loro suolo.

Da secoli, da nord a sud, movimenti popolari sostengono e si battono per concretizzare un’idea semplice. Una posizione al crocevia tra senso comune contadino e affermazione rivoluzionaria: la terra e l’acqua sono beni comuni. Appartengono a tutti, non solo a pochi. Questa stessa evidenza viene difesa ovunque: dai Diggers inglesi del XVII secolo all’odierno Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra in Brasile, dal movimento dei contadini lavoratori della Loira Atlantica all’insurrezione dei Mau-Mau in Kenya, dai territori autonomi della ribellione zapatista fino a “Dilli Chalo!” la recente e imponente rivolta contadina in India.

I Soulèvements de la Terre non hanno inventato niente, o molto poco. Si rifanno a un’intuizione politica millenaria. Riaccendono pratiche di lotta, di offensiva e di autodifesa che mai avremmo dovuto abbandonare. Di fronte al disastro, un’urgenza di vita ravviva l’imperativo di lottare per altri mondi. Quella per la quale ogni manifestazione traduce l’espressione concreta della nostra rabbia e delle nostre aspirazioni e non una vana supplica rivolta a chi ci governa, ci opprime e distrugge la possibilità stessa del nostro avvenire sulla terra.

Nell’arco delle stagioni e delle azioni, dalle strade di Lione al Marais Poitevin, dai vigneti del Var ai quartieri popolari di Besançon, il movimento non ha cessato di crescere e di progredire. Il 25 marzo 2023, 30.000 persone hanno marciato a Sainte-Soline contro i mega-bacini in risposta all’appello dei Soulèvements de la Terre, dell’associazione Bassines Non Merci e della Confédération paysanne. La giornata faceva seguito alle precedenti manifestazioni accompagnate dal disarmo e da incursioni nei cantieri.

Quel giorno, lo Stato ha voluto stroncare la lotta, colpendo massicciamente una folla eterogenea ma decisa a porre fine al cantiere. Era pronto a uccidere. Etica e ragione di Stato sono da sempre state inconciliabili. Ciò che impressiona di Sainte-Soline è la portata e l’intensità senza precedenti del fuoco. Cinquemilacinquecento granate lanciate in due ore. Più di 200 manifestanti sono rimasti feriti, tra cui mutilati e mutilate molto gravi. Tre persone hanno rischiato di morire. Mentre scriviamo, una di loro non è ancora fuori pericolo.

Di fronte all’indignazione dilagante, lo Stato ha creduto di poter giustificare la sua violenza cieca brandendo lo spauracchio dell’estremismo di sinistra e instillando il veleno della divisione. Ma la solidarietà è stata più forte. Così, Darmanin ha annunciato lo scioglimento dei Soulèvements de la Terre. L’obiettivo: minacciare di incarcerare chiunque abbia l’audacia di riunirsi, parlare o agire all’insegna dei Soulèvements de la Terre. Affossare il movimento con il terrore, a qualsiasi costo. Ma, come ha scritto il poeta combattente per la resistenza René Char: “La parola solleva più terra di quanta ne possa il seppellitore”.

In pochi giorni, come un lampo, il grido “Nous sommes les Soulèvements de la Terre” ha risuonato in ogni angolo: scritto su striscioni, taggato sui muri, scandito nei discorsi, riportato nelle tribune giornalistiche, gridato dalla folla radunata nelle strade delle città e dei villaggi francesi. Al punto che 100.000 persone hanno espresso apertamente il loro sostegno in una dichiarazione congiunta. In pochi giorni, sono sorti più di 140 comitati locali in tutta la Francia. Dappertutto, le persone si sono riunite per far seguire i fatti alle parole e immaginare le future azioni dei Soulèvements de la Terre. Nel momento in cui scriviamo queste righe, la minaccia di scioglimento incombe ancora. Anche se il provvedimento venisse attuato, dimostreremo in mille e uno modi che non si può sciogliere una sollevazione.

Questo abbecedario è solo uno dei tanti modi per sostenere lo slancio del movimento dei Soulèvements de la Terre. È un piccolo vocabolario, realizzato nell’urgenza, per il movimento: con le sue constatazioni, le sue ipotesi, le sue pratiche e le sue risonanze. Parla per, senza mettersi al posto di. Circa quaranta autori e autrici prendono la parola per condividere una voce che esprime il senso del loro coinvolgimento. Le voci di scienziati e scienziate, scrittrici e scrittori si intrecciano con quelle di anonimi, organizzazioni e gruppi che fin dall’inizio hanno avuto un ruolo più attivo nella dinamica dei Soulèvements de la Terre. L’obiettivo di questo abbecedario è di alimentare una discussione collettiva di ampio respiro nello spazio pubblico e nei comitati locali. Il manifesto che esporrà le ipotesi e le dichiarazioni politiche del movimento, resta da scrivere.

Prefazione a Abbecedario dei Soulèvements de la Terre. Comporre la resistenza per un mondo comune (Orthotes 2024)

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