Fabio Grigenti, Le macchine e il pensiero

La macchina e il pensiero non sembrano avere molto in comune. Non solo, ma un certo discorso della filosofia ha strenuamente inteso opporre il meccanico allo spirituale, considerando queste istanze come i poli di un rapporto che può sussistere solo negando la sua stessa possibilità. Sul piano della storia delle idee, questa visione ha determinato il ritrarsi della riflessione dalla domanda intorno ai modi in cui l’innovazione tecnologica, incarnata nelle macchine, abbia agito sulla genesi di apparati di pensiero, che forse proprio per questo rimangono ancora in parte inesplorati nelle loro più interne motivazioni.

Nel presente lavoro la tendenza appena descritta inizia a invertirsi. Mettendo a tema il campo travolgente della rivoluzione macchinale che si compie in Europa tra le fine del Settecento e la metà del secolo trascorso, il libro legge pagine decisive di filosofi, tra i quali Ure, Marx, Jünger, Heidegger e Anders, proiettando su di esse il profilo dei grandi congegni – telai, torni, macchine da guerra e computer – che hanno fatto la storia recente della tecnologia.

Le macchine utensili

Le macchine utensili non si rivolgono immediatamente alla produzione di oggetti di consumo, ma alla costruzione di altre macchine. La loro attività concorre all’auto-sviluppo del mondo macchinale a partire dai motori primari che le mettono in funzione. Come abbiamo visto per la macchina a vapore, l’aumento delle prestazioni di questi dispositivi fu dovuto alla possibilità di attuare lavorazioni sui materiali per via esclusivamente automatica, e cioè attraverso un circuito che esclude a priori ogni intervento di abilità estranee a quelle puramente meccaniche messe in atto da un dispositivo artificiale. D’altro canto, resta acquisito che, senza l’energia messa a disposizione dal vapore, nessuna macchina utensile avrebbe potuto operare e il motore di Watt avrebbe mantenuto tutti i suoi limiti se non fossero intervenuti i miglioramenti nel trattamento dell’acciaio apportati dalle alesatrici automatiche.

Del resto, il termine utensile esprime esattamente il piano di una macchina, che al pari degli attrezzi maneggiati dall’uomo, deve funzionare come uno strumento capace di precisione nell’intaglio delle forme e nel loro dimensionamento. Non solo, ma l’intensa velocità di lavorazione messa in atto da questi dispositivi rendeva economicamente sostenibili processi che per via tradizionale avrebbero richiesto tempi di lavorazione molto lunghi e costi insostenibili di manodopera.

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