William Ogburn, La sociologia come scienza. Scritti scelti

William Ogburn, sensibile agli orientamenti culturali dell’antropologo Franz Boas e attento alle ricerche psichiatriche e psicanalitiche, fu esponente di una sociologia che, in una scelta integralmente scientifica e antintellettualistica, si fondò, nella misurazione della realtà sociale, sulla ricerca quantitativa basata sull’uso di statistiche. Questo volume pone al centro i testi che mostrano l’attenzione eterogenea e continua di Ogburn alla trasformazione della società americana, privilegiando la ricerca empirica, il cui metodo trasmise ai suoi allievi nell’insegnamento. Attento ai mutamenti della cultura materiale li interpretò – a partire dal suo primo grande volume (Social Change del 1920) – come premessa di ulteriori modifiche sociali capaci di creare dislivelli e ritardi culturali (cultural lag) in altri settori della cultura. Isolato nella tradizione sociologica, la sua figura resta legata alla centralità nell’uso dei dati per la conoscenza della realtà.

Quando nel 1951 Wiliam Ogburn andò in pensione lasciando la sua cattedra all’università di Chicago vi aveva trascorso più di 25 anni, un numero nettamente superiore a quello di Robert Park, che vi era stato per soli 17: ma anche oggi nessuno esita a legare Robert Park al Dipartimento di Sociologia dell’Università di Chicago, capostipite della Scuola di sociologia, mentre molti stentano addirittura a sapere che Ogburn insegnò e lavorò in quel dipartimento dal 1927 e dall’anno seguente ne fu anche Direttore. Così alla grande risonanza data alla sociologia della città e ai suoi autori, guidati da Robert Park, hanno corrisposto un consistente e frequente silenzio, o anche opzioni poco comprensibili, in gran parte dei manuali e testi di storia del pensiero sociologico per l’attività di William Ogburn.

Martin Bulmer, che nel suo testo sulla Scuola di Chicago rispetto alla dimensione quantitativa a Chicago parlò di una «tradizione trascurata», ricorda una lettera del giugno 1926 inviata a William Ogburn da Ellsworth Faris, allora direttore del Dipartimento, che lo chiamava a Chicago: «Siamo deboli nel lavoro statistico e tu avresti tutto il potere di agire come ritieni più opportuno», proseguendo nell’indicare che la presenza di Ogburn avrebbe bilanciato gli studi troppo orientati a favore dei case studies, accentuato il lato quantitativo del lavoro del Dipartimento, e dato continuità alla sua centralità nella sociologia americana. E Leonard Cottrell, nei suoi ricordi di quel periodo, dichiarò: «Ogburn costituì un bilanciamento rispetto all’orientamento anti-statistico. Park rappresentava e orientò a lungo lo stile contrario alla statistica nel dipartimento. Ma Faris insistette che non era bene avere un sociologo che “non stava al passo” perché privo di una buona formazione statistica, così fecero arrivare Ogburn, e Ogburn sollevò un bel po’ di scalpore e attirò diversi studenti molto bravi come Sam Stouffer, Clark Tibbitts, Fred Stephan, e altri di questo tipo. Ogburn fu segretario e editor della American Statistical Association (1934-1940) e nel 1960 presidente della stessa. Creò rapidamente un gruppo di studenti sempre meno orientati al modello giornalistico di Park e sempre più all’approccio quantitativo». Così dal 1928 fu Direttore di quella struttura senza che a lungo gran parte delle cronache sociali e scientifiche citassero o dessero rilievo alla sua presenza nell’Università di Chicago durata dal 1927 al 1951, anno del suo pensionamento come docente emerito.

[Dall’Introduzione di Raffaele Rauty]

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