La religione come fenomeno, P. De Simone e R. Formisano (cur.)

L’incontro tra fenomenologia e religione è da sempre oggetto di vivaci dibattiti. Non è possibile non notare come questo interesse per tematiche inerenti alla sfera del “religioso” attraversi il campo delle ricerche fenomenologiche fin dalla formazione dei primi circoli animati dagli allievi di Husserl.

Pensare, accostandole, fenomenologia e religione non significa però pretendere di subordinare uno dei due termini all’altro. Che cosa vuol dire allora trattare la religione come fenomeno? E che cosa è da intendere per fenomeno? La questione riguarda il “senso” dell’apparire e della connessione che, nel suo darsi, l’apparire offre al pensiero.

Gli studi raccolti in questo volume si confrontano con le sollecitazioni provenienti dalla filosofia di Michel Henry e dal suo progetto di revisione della fenomenologia che, nella sua radicalità, apre lo spazio per ripensare in modo nuovo il legame antico che, nel pensiero dell’origine, vede inestricabilmente intrecciarsi filosofia e religione.

Saggi di: Carla Canullo, Philippe Capelle-Dumont, Giuseppina De Simone, Anne Devarieux, Anna Donise, Roberto Formisano, Ezio Gamba, Jean Leclercq, Giuseppe Lorizio, Felice Masi, Vittorio Perego, Nicola Salato, Giuliano Sansonetti

L’incontro tra fenomenologia e religione suscita ancora oggi interrogativi molteplici. Spesso si risponde al riguardo richiamandosi al § 58 delle Idee di Husserl, dove esplicitamente la trascendenza di Dio è posta in maniera programmatica «fuori circuito», motivando così – come metodologicamente necessaria – la “neutralizzazione” di ogni interesse religioso nel cammino sempre incipiente della ricerca fenomenologica. Eppure, anche solo volendosi attenere ad un piano meramente storiografico, di pura “storia delle idee”, non è possibile non notare come questo interesse per tematiche inerenti alla sfera del “religioso” affondi le sue radici e attraversi “trasversalmente” il campo delle ricerche fenomenologiche, fin dalla formazione di primi circoli animati dagli allievi di Husserl. Ma non solo. Spesso si dimentica che lo stesso Husserl arrivi a presentare la fenomenologia medesima alla stregua di una «inkonfessioneller Weg zu Gott»; e questo, non perché Husserl intenda la fenomenologia come una introduzione alla ricerca teologica, ma perché la quaestio de Deo, la domanda sull’origine dell’essere, investe la ricerca filosofica ogni qual volta essa prende sul serio il compito che si assegna, di farsi pensiero dell’origine.

Ciò non toglie che, considerata nel suo atto fondativo, la fenomenologia contemporanea non nasca, di fatto, da preoccupazioni teoriche direttamente connesse al problema della religione o del “religioso”. Si può discutere se l’incontro della fenomenologia contemporanea, sorta da sollecitazioni provenienti da questioni di ordine prettamente teoretico relative al problema della conoscenza e della verità, con questioni teologiche rappresenti un fatto accidentale oppure se, come la storia stessa del pensiero occidentale da Aristotele a Kant (e oltre) testimonia, tale incontro rinvii ad una connessione più profonda (nel momento in cui la filosofia teoretica compie il salto verso la prima philosophia, e da filosofia della conoscenza si trasforma in indagine sull’origine del pensare stesso, in quanto tale). D’altra parte, non è forse muovendo da una simile convergenza che lo stesso Heidegger, attento alla storicità dell’essere, guarda alla storia della metafisica e al suo superamento, nel tentativo di “liberare” la questione dell’origine da ogni ipoteca ontica e mantenerla, viva, nella sua apertura polemica, cioè dialettica, dialogica, segnata dal senso profondo della differenza ontologica?

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