Marco Viscomi, Ἄγραπτον δόγμα. La dottrina non scrivibile

La tradizione platonica vuole che il fondatore dell’Accademia abbia riservato il nucleo più intimo del suo insegnamento a un profondo e imperscrutabile, vitale silenzio. Rubricata sotto l’accezione celeberrima di “dottrine non scritte” (ἄγραφα δόγματα), tale coscienza riguarda l’apice stesso della speculazione metafisica. Questa vetta non si lascia mai irrigidire nella forma statica del segno letterale, perché consiste nell’imperitura dialettica della verità, che è sempre vita vissuta e amore per la sapienza. Di qui il bisogno di addentrarsi nelle implicazioni abissali possedute dalla negazione e dal negativo, rispetto agli orizzonti di senso e di fondazione propri dell’essere. Attraverso il discernimento sulla nota affermazione spinoziana “omnis determinatio est negatio”, le suggestioni del pensare conducono lungo i sentieri di un’interrogazione sempre più radicale. Sul ciglio di tali pendii, l’eredità platonica si disvela infine quale dottrina non-scrivibile: ἄγραπτον δόγμα.

Se si ammette che l’uno esista in se stesso come un che di determinato, se ne devono desumere alcune conseguenze. In primo luogo, se l’uno esiste, esso dovrà mostrarsi come insieme di parti o, il che è lo stesso, come un tutto composto di parti. Ogni ente esistente in natura, infatti, si presenta in se stesso come un che di unitario, sebbene esso sia sempre composto da parti più piccole che lo costituiscono come quel tutto complessivo che viene chiamato con un nome specifico. Un libro, per esempio, è un insieme di fogli rilegati tra loro per formare un singolo volume dotato di uno specifico titolo. In tal caso, però, quel singolo libro che si dicesse essere “uno” sarebbe anche, contemporaneamente, “molti”, dato che esso si presenta sempre come un insieme di elementi singoli che concorrono a comporre un’unità ontica. L’unitarietà di questo nostro libro preso ad esempio dipende allora dalla molteplicità dei fogli, che lo costituiscono in se stesso come un singolo volume stampato. È per tale ragionamento che ogni ente esistente in natura non può essere definito in senso assoluto come “l’uno”, dato che non esiste nessuna realtà naturale che sia in se stessa a-tomica, priva di parti. Persino il cosiddetto atomo della fisica teorica si mostra ogni volta, all’aumentare della nostra capacità tecnica di ingrandimento, composto di parti più piccole, ancora più microscopiche, sempre più infinitesimali, e così via (potenzialmente) all’infinito.

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