Addentrarsi nei punti ciechi di una struttura, nei suoi vuoti, sottende un’esigenza reale quanto effimera: indicare quelle intensità sottili che permettono di far respirare la struttura, mantenerla in vita, rinnovare la sua continua insorgenza e con essa i soggetti, gli oggetti, i discorsi e le pratiche culturali che, lì, vi prendono forma. Ogni struttura, individuale, familiare, sociale che sia, sorge a partire dalla composizione dei differenti elementi che le danno corpo, a partire dalla singolarità del loro stesso incontro. Predisporsi all’incontro permette di far esistere e risuonare il piano di co-esistenza, quel campo singolare d’iscrizione comune.
In Le strutture elementari della parentela – testo che offre a Claude Lévi-Strauss visibilità internazionale – si trovano alcuni elementi inaugurali del metodo strutturale. L’approccio di analisi utilizzato è la comparazione, criterio inusuale circa l’esperienza etnografica portata avanti all’epoca dal discorso scientifico. Lo stile riconosciuto e ampliamente utilizzato era quello dell’immersione intensiva in una singola cultura, assorbirne usanze e costumi attraverso una sospensione, da parte del ricercatore coinvolto, degli schemi mentali appartenenti alla propria cultura di sviluppo. Lévi-Strauss, sulla scia degli studi francesi inaugurata da Marcel Mauss, prende sul serio il concetto di area culturale per il quale l’approfondimento di un dato gruppo etnico comporta un confronto con materiali di numerosi e diversi altri gruppi. La sua convinzione è che senza un tale confronto, volto a evidenziare tratti comuni, ma anche varianti e trasformazioni, non si riuscirebbe a comprendere neppure il caso singolo. In questa direzione l’Antropologo confronta sistemi di parentela tra diverse comunità mostrando le variazioni in cui si presenta uno stesso motivo. Scopre un discorso ricorrente volto a regolare le nascite, le parentele e gli scambi fra gruppi sociali: vietare l’incesto per promuovere l’esogamia – il cui ideale ruota attorno al matrimonio tra cugini incrociati. Lévi-Strauss dà così inizio a una serie di studi sulle forme di regolazione, le quali si esprimono per differenze tra culture e possono riguardare, più in generale, il mondo delle produzioni simboliche, i miti ad esempio, o le pratiche alimentari. Come per le forme di parentela anche la lettura di un mito non può prescindere dal corpus mitologico dell’area culturale d’iscrizione. A essere analizzate sono le variazioni che regolano certi temi e certi oggetti (esempio: il miele, il giaguaro, lo snidatore di uccelli) presenti nelle produzioni mitiche di diverse popolazioni. Si ricavano delle unità compositive (mitemi) aventi potenzialità di significazione aperta; esempio, l’atomo-giaguaro acquista il suo senso nel vivo delle aree differenti in cui compare. Ogni singolo elemento non può essere considerato a sé stante, in isolamento, poiché riceve la sua significazione in relazione/opposizione ad altri elementi (spesso le relazioni sono binarie e oppositive: crudo/cotto, caldo/freddo, giorno/notte). Solo il contesto, nelle sue variazioni, può chiarire il significato dei singoli elementi e dei concatenamenti seriali che vi si instaurano.