Il sociale messo in forma. Le infrastrutture come cose, processi e logiche della vita collettiva, V. Borghi e E. Leonardi (cur.)

Più che l’esito finale e definitivo di una specifica indagine, questo volume costituisce un vero e proprio cantiere di ricerca aperto. Un laboratorio, dunque, nel quale differenti percorsi di ricerca si incrociano su un terreno comune, trasversale ai diversi campi di approfondimento: le infrastrutture. Esse svolgono un ruolo determinante nelle forme di vita del capitalismo contemporaneo: legano insieme, connettono, vincolano e consentono l’organizzazione coordinata del sociale. Le infrastrutture possiedono specifiche caratteristiche materiali, tecniche, organizzative, essendo quei sistemi socio-tecnici attraverso cui è possibile realizzare e distribuire enormi flussi di merci, di persone, di dati, di immagini e così via. Al tempo stesso, proprio nel continuo e quotidiano ricorso a quei dispositivi, oggi caratterizzati da una estensione quantitativa e una sincronizzazione sistemica inedite, le nostre forme di vita sono a loro volta infrastrutturate dalle logiche e dai codici con cui le infrastrutture funzionano. In questo senso, grazie alle infrastrutture facciamo molte cose, ma a loro volta esse fanno qualcosa delle nostre forme di vita.

Questo testo consente pertanto l’accesso ad un cantiere di lavoro in cui, senza pretese esaustive né tanto meno di chiusura sistemica, differenti percorsi di ricerca danno forma ad una prospettiva, un orizzonte esplorativo nel quale la messa a fuoco delle infrastrutture – o per meglio dire, dell’infrastrutturare – assume la valenza di un metodo di indagine, uno strumento attraverso il quale porre attenzione ai processi materiali e immateriali con cui il sociale prende forma.

Saggi di: Marco Alberio, Federica Alfano, Paul Blokker, Vando Borghi, Federico Chicchi, Giada Coleandro, Gianluca De Angelis, Alberto De Nicola, Barbara Giullari, Emanuele Leonardi, Matteo Lupoli, Marco Marrone, Davide Olori, Gianmarco Peterlongo, Giorgio Pirina, Beatrice Ruggieri, Maria Rita Tagliaventi, Luca Villaggi

La storia del termine “infrastruttura” consente di cogliere alcuni elementi significativi per identificare i fenomeni cui si riferisce. Il suo approdo, dall’origine francese, alla lingua dell’homo faber  nel momento della sua piena presa sul mondo, cioè la lingua inglese, segnala con evidenza non solo una scansione temporale ma anche una evoluzione sostanziale. In effetti, l’Oxford English Dictionary colloca nel 1927 la prima comparsa nella lingua inglese di tale termine, caratterizzato da due aspetti significativi: si tratta di un termine collettivo, un nome singolo che rimanda ad una pluralità di parti ed elementi tra loro collegati; indica un insieme integrato di parti che sostengono e alimentano un complesso progettuale sovraordinato. In questo senso, il termine infrastruttura può essere letto come l’esito attuale di una concezione della relazione con il mondo che ha una lunga storia, incarnata e resa molto concretamente operativa nel dispiegamento sempre più globalmente esteso delle logiche e delle pratiche di “terraformazione”. In queste ultime, infatti, riverbera il senso originario, in cui il termine infrastruttura indicava l’attività organizzativa indispensabile alla posa e alla fissazione dei binari ferroviari: realizzazione di rilievi e piani, costruzione di letti stradali, ponti, gallerie, terrapieni e in generale organizzazione di quelle attività indispensabili per il pieno funzionamento dei dispositivi sovrastrutturali (stazioni, strade, officine e così via) realizzati successivamente. Un lavoro al tempo stesso empirico e semiotico, pertanto, di ridefinizione e predisposizione del territorio ad obiettivi dati e indifferenti ad altre significazioni (pratiche, religiose o culturali che fossero) già presenti ed elaborate da chi su quelle terre viveva, e che è andato poi estendo la propria applicabilità da un ancoraggio molto concreto ad una sua valenza più astratta e generale.

Sarà poi nell’immediato secondo dopoguerra, in un intreccio tra obiettivi di natura esplicitamente militare e imperativi di ordine socioeconomico, che il termine verrà ad assumere la collocazione di cui facciamo esperienza attualmente, vale dire la centralità per quella che potremmo definire l’istituzione immaginaria dello sviluppo. Non è certo un caso che il passaggio in cui Harry Truman enfatizza il ruolo della expertise tecno-scientifica statunitense per avviare il programma globale di ricostruzione e sviluppo viene pronunciato nel celebre discorso del presidente statunitense nello stesso anno (1949) in cui la NATO inaugurò il Common Infrastructure Programme.

L’intero volume è scaricabile in formato pdf, sotto licenza Creative Commons, cliccando qui. Può essere liberamente condiviso, riprodotto, distribuito, comunicato ed esposto in pubblico, rappresentato, eseguito e recitato, con qualsiasi mezzo e formato.

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infrastrutture
Il sociale messo in forma. Le infrastrutture come cose, processi e logiche della vita collettiva
a cura di Vando Borghi e Emanuele Leonardi, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2024, 326 pp., 26 euro (collana: Ecologia politica)
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