Una società più giusta e più stabile secondo Dewey si fonda su un individualismo capace di sviluppare le singole personalità. Una distratta superficialità e il rapido cambiamento dei riferimenti simbolici sociali indotti dalla comunicazione di massa hanno inibito lo sviluppo dei valori morali e sminuito la capacità dei singoli di comunicare e collaborare. Questi saggi furono scritti da John Dewey nel 1929, mentre incalzava la più grave crisi economica americana, e sono ancora profondamente attuali, per le numerose analogie con l’odierna crisi dell’economia occidentale. Il pensiero di Dewey si adatta assai bene all’urgenza dei nostri tempi; alterna amarezza e speranza e indaga sulle opportunità da cogliere per una nuova prospettiva morale e sociale: un nuovo individualismo, che infonda una responsabilità sociale pienamente consapevole della forza dei propri valori e della propria autonomia.
Individualism Old and New fa parte di un gruppo di opere apparse tra il 1927 e il 1939, alle quali il filosofo di Burlington consegna l’elaborazione più matura di una teoria della democrazia che riassume alcuni degli aspetti più rappresentativi del suo pensiero. La prima di questa serie di opere è The Public and Its Problems: An Essay in Political Inquiry, apparsa nel 1927 e ristampata nel 1946, momento particolarmente delicato per gli equilibri democratici internazionali che erano stati messi a dura prova dal secondo conflitto mondiale. Nel 1935, usciva Liberalism and Social Action e nel 1939 Freedom and Culture. Il testo del ’27 è certamente la riflessione più organica su ciò che la democrazia implica sia dal punto di vista teorico sia dal punto di vista delle pratiche socio-politiche, vale a dire se essa èun ideale morale oppure un particolare sistema politico, basato su un tipo particolare di regole e criteri di legittimazione del potere. Soprattutto, questo testo è una riflessione sul futuro che la democrazia può avere stando alle condizioni concrete entro cui si presenta nella società americana di quel tempo, cioè sui rischi che incombono sulla sua sopravvivenza in un mondo che appare governato dalla logica troppo ambigua del lasseiz–faire liberistico. Benché questi testi siano quelli più direttamente impegnati nella questione della politica democratica, essi non rappresentano un interesse tardivo di John Dewey, poiché invece, come si è detto in precedenza, il tema della democrazia era stato sempre al centro delle sue riflessioni. D’altra parte, egli si era già da molto prima guadagnato grande fama, sia nazionale sia internazionale, proprio per via dei suoi interventi su tale questione e su tutti quei livelli teorico-critici che egli vi poneva in stretta connessione: l’etica, la filosofia dell’educazione, la logica della ricerca scientifica e la metodologia delle scienze sociali. Quest’ultimo campo di riflessione è in verità parte integrante della teoria deweyana della democrazia, molto più di quanto si sia usualmente ritenuto.
Per meglio valutare le argomentazioni proposte in Individualismo vecchio e nuovo, è utile soffermarsi su The Public and Its Problems, opera in buona parte dedicata ad un confronto con le posizioni di Walter Lippmann (1889-1974) circa il sistema democratico. Lippmann, giornalista e sociologo di fama, aveva pubblicato due opere, Public Opinion (1922) e The Phantom Public (1925), in cui dipingeva un’immagine pessimista della democrazia, più precisamente un’immagine negativa del principio democratico secondo cui il “popolo” sarebbe in grado di determinare gli interessi e il bene comuni nonché di approntare le strategie politiche atte a perseguirli.
[Dall’Introduzione di Rosa Maria Calcaterra]