Marco Focchi, L’inconscio algoritmico e l’amore

Cos’è l’inconscio? Forse la domanda stessa è mal impostata. L’inconscio non è qualcosa. Pensarlo in modo ontologico, come un ente, vorrebbe dire farne un oggetto, considerarlo come qualcosa che sta da qualche parte. L’esperienza della psicoanalisi mostra che non è così.

Marco Focchi apre un’ampia riflessione sull’inconscio, sull’impossibilità di ridurlo a un determinismo, a storie che vengono dal passato. Come sarebbe possibile altrimenti l’amore con la sua apertura al nuovo, alla vita che spinge avanti?

A partire dal modo di concepire l’inconscio derivano poi le linee per dare una direzione alla pratica clinica. È l’orientamento ampiamente esposto nelle parti finali del libro, dedicate alla clinica dell’adolescenza e alla clinica della psicosi.

Con la psicoanalisi affiora un approccio diagnostico che decostruisce le classificazioni, perché ogni caso è singolare, e la vera questione di fondo è: «Qual è lo specifico problema di questa persona?» — «Quali vie si possono tracciare per aiutarla a uscire dai labirinti in cui è intrappolata?».

Dobbiamo in realtà domandarci se davvero sappiamo cos’è l’inconscio. Per quanto costituisca il filo rosso del pensiero psicoanalitico, non possiamo dire di averne una definizione univoca, e per le migliori ragioni, se consideriamo che quel che si può definire univocamente appartiene alla sfera dell’oggettività trattata in termini matematici.

In una trasmissione radiofonica degli anni Settanta Lacan si è espresso dicendo che è vero, non sappiamo ancora oggi cosa sia l’inconscio, ma d’altra parte non sappiamo bene neppure cosa sia la natura, anche se questo non impedisce alla fisica di operarvi. Può sembrare una boutade di Lacan. In realtà, a ben guardare, si tratta di una precisa riflessione: il nostro interesse per l’inconscio appartiene più all’aspetto pratico operativo che non a quello teoretico. Poiché le operazioni della psicoanalisi non riguardano un piano di oggettivazione ontologicamente circoscrivibile, non abbiamo un piano teoretico che si rifletta applicativamente su un dato.

Quando Freud fa i suoi primi passi, l’accesso pratico all’inconscio avviene infatti attraverso l’ipnosi. Alla scuola di Charcot Freud vede suggestioni indotte durante il sonno sonnambulico, che scompaiono quando il paziente riprende consapevolezza, e che tuttavia restano operative come indicazioni latenti poste a guidare le azioni del soggetto, sorta di fili invisibili che muovono l’essere umano da dietro le quinte della coscienza.

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