Immanuel Kant

Immanuel Kant (1724-1804) è stato il più importante esponente dell’illuminismo tedesco, anticipatore della filosofia idealistica e della modernità. Con lui la filosofia perde l’aspetto dogmatico metafisico tradizionale e assume i caratteri di una ricerca critica sulle condizioni del conoscere.

Nella sua Introduzione al volume secondo delle Riflessioni di Kant sulla filosofia critica intitolato Riflessioni di Kant sulla Critica della ragion pura B. Erdmann distingue nelle Riflessioni quattro periodi di sviluppo della filosofia teoretica di Kant.

Il primo periodo evolutivo è caratterizzato come dogmatismo e giunge fino al 1760: su questa datazione, Erdmann osserva, non c’è alcun conflitto con gli interpreti kantiani, mentre maggiori difficoltà di datazione del primo periodo sono presentate dal secondo, designato come empirismo critico. L’inizio di quest’ultimo periodo coincide con gli scritti degli anni 1762-1763, la sua fine con la rivoluzione concettuale del 1769, a cui Kant rimanda nelle Riflessioni nn. 4, 6.

Purtroppo questa assicurazione della successione del primo gruppo di scritti di questo periodo: Falsche Spitzfindigkeit (1762), Beweisgrund (1762), Deutlichkeit (prima del 1763), Negative Grössen (1763), Beobachtungen (1763), aiuta soltanto alla ricostruzione del processo evolutivo al suo interno, ma non anche alla soluzione della questione delle condizioni del passaggio all’empirismo critico, per la quale tanto più utili sono le Riflessioni relative al suddetto periodo. Esse confermano, afferma Erdmann, l’interpretazione di Paulsen che “la genesi dell’empirismo non è da ricondurre tanto all’influsso delle dottrine di Locke e di Hume, ma piuttosto si trova fondata nella conseguenza delle problematiche proprie di Kant verso la fine del periodo precedente. Sono i problemi della teologia razionale, specialmente dell’esistenza di Dio, avviati da Crusius e da Newton, che conducono Kant all’intuizione che l’esistenza è non un predicato logico di una cosa ma la posizione assoluta, garantita dall’esperienza, della medesima. Da questa conoscenza Kant trova la distinzione tra principio logico e principio reale e, inoltre, tra metodo sintetico della matematica e metodo analitico della filosofia; infine l’affermazione che, come tutti i giudizi analitici sono a priori, così tutti i giudizi sintetici sono empirici”. Ora, non sono più i problemi metafisici determinati, ma è il metodo metafisico in generale che diventa l’oggetto d’indagine di Kant, come documenta la Riflessione n. 183: “Ogni considerazione sul metodo è la cosa più importante di una scienza”.

— Dall’Introduzione di Raffaele Ciafardone a
Immanuel Kant, Riflessioni sulla Critica della ragion pura

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