Carlo Brentari, Verso l’identità di specie. Saggio critico di differenza antropica

La maggior parte degli strumenti elaborati dall’etica filosofica (l’imperativo categorico, le teorie della virtù, l’analisi delle conseguenze dell’azione, la teoria dei diritti eccetera) non vengono utilizzati per definire il livello di rilevanza dei problemi ma per analizzare e discutere problemi già sentiti come urgenti. Questo libro si colloca in un’ottica diversa. Quali tipologie di problemi etici si porrebbero in primo piano se mutasse la percezione, individuale e collettiva, che gli esseri umani hanno di sé? Se la loro identità si riorganizzasse attorno alla consapevolezza di essere in primo luogo membri di una specie biologica evolutasi in un ambiente particolare (il pianeta Terra) e legata alle altre specie da un fitto intreccio di rapporti ecologici, pragmatici e valoriali?

Con spirito critico e senza riduzionismi, questo libro vuole contribuire ad accordare il senso di ciò che siamo – una specie straordinaria, che con il linguaggio, il pensiero simbolico e la differenziazione culturale ha apportato una grande diversità al dominio di ciò che è vivo – con la portata dei problemi da affrontare, come la crisi climatica e la drammatica estinzione delle specie non umane. Perché questo libro nasce anche dalla speranza che i nostri discendenti, nel chiedersi chi sono, non debbano rispondere: i membri di una specie che si è fatta il vuoto attorno.

Sul viaggio che effettuò sul brigantino Beagle come addetto alle rilevazioni scientifiche, Charles Darwin aveva con sé i Principles of Geology di Lyell; inoltre, nel suo epistolario Lyell è un interlocutore costante, che incoraggia il biologo alla pubblicazione della teoria dell’evoluzione per selezione naturale e lo aiuta a gestire le difficoltà nate dalla scoperta parallela del principio della selezione fatta da Alfred Russell Wallace (1823-1913). Ma la presenza di Lyell è rilevante soprattutto per i contributi dati dal geologo alla teoria evolutiva stessa, nei termini della definizione del contesto teorico in cui essa poteva prendere forma. Per fare un esempio, nei Principles of biology Lyell scrive: «L’adozione degli stessi nomi per i generi, e in alcuni casi, anche per le specie degli animali fossili e dei loro analoghi viventi è stato un passo importante per familiarizzare la mente con l’idea dell’identità e dell’unità del sistema in ere distanti [tra loro]». Con tutta probabilità affermazioni come questa, che già iniziavano ad estendere concretamente l’approccio uniformista dalla geologia allo studio delle specie viventi, sono state per Darwin uno stimolo importantissimo.

L’affermazione dell’unità diacronica del sistema biologico da parte di Lyell non equivale ancora alla comprensione della logica interna di tale sistema. È difficile, tuttavia, non vedere come la critica alle spiegazioni incentrate su singoli eventi – eventi, tra l’altro, che venivano collocati in un passato al tempo stesso mitico e cronologicamente vicino: la decisione di un dio di creare le specie viventi, un diluvio che ne avrebbe ridotto il numero come effetto secondario di una punizione pensata per l’uomo eccetera – abbia fornito a Darwin una prima intuizione del tipo di fattori di cui era alla ricerca: doveva trattarsi di un insieme di fattori costanti, graduali, non teleologici e la cui azione congiunta assicurasse al tempo stesso la durata e il cambiamento degli enti interessati (le specie biologiche). Ma la frequentazione della geologia di Lyell fornisce a Darwin anche la consapevolezza del tipo di opposizione che la sua teoria avrebbe dovuto aspettarsi.

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