Da un punto di vista storico-filosofico l’itinerario di Gilles Deleuze è segnato da una peculiarità: i concetti cardine di questo autore non sono riferibili in maniera rigida a determinate fasi o a specifiche opere. Non si tratta di una evoluzione lineare, bensì di una tessitura continua che, già a partire dagli esordi, opera secondo sviluppi non omogenei, come «l’erba che cresce tra le cose». Tra i nodi teorici fondamentali quello dello spazio non fa eccezione, esibendo sin da Empirismo e soggettività (1953) una straordinaria densità, nonché un’intima complicità con la questione – ancora in nuce – dell’empirismo trascendentale.
Il saggio qui proposto mira a fornire una ricostruzione dettagliata di questo tema, a partire dagli sviluppi e dalle articolazioni che tale nozione ha assunto all’interno del percorso filosofico deleuziano. Si intende mostrare come, attraverso una rilettura radicale della filosofia trascendentale, il pensatore francese giunga a un’idea di spazio estremamente elaborata – un «polisistematismo» direbbe Jean Wahl – capace di miscelare l’eredità kantiana con istanze prossime alla filosofia empiristica.
La prima direzione rimarchevole, percorsa da Deleuze al fine di sviluppare una concezione organica dello spazio, è probabilmente quella riconducibile alla sua rilettura del problema trascendentale kantiano.
Se è vero – come alcuni hanno tentato di mostrare – che il pensiero di Deleuze è imperniato su un affinamento del tema della temporalità, radicata in maniera profonda nella novità introdotta dalla prospettiva kantiana di un tempo formalmente puro, è parimenti constatabile uno sforzo significativo rivolto verso l’elaborazione di una riflessione intorno al tema dello spazio. Eppure, benché la letteratura dedicata a Deleuze, e in particolare al tema dell’«empirismo trascendentale», sia ricca, dettagliata e non di rado di livello qualitativo elevato, la questione dello spazio sembra essere stata marginalizzata. La ragione di questa scelta è forse ascrivibile a una necessità – peraltro filologicamente coerente – di mantenersi fedeli alle dichiarazioni deleuziane, adottando un principio interpretativo ricavato dalla sua stessa opera. È infatti noto come Deleuze, a più riprese, identifichi l’auspicato traguardo della sua ricerca con quello di un pensiero del tempo, in grado di condurre finalmente a compimento la rivoluzione kantiana. Portare fino alle estreme conseguenze l’insegnamento di Kant vuol dire, come Deleuze afferma, svelare un tempo «puro», anteriore «rispetto ai suoi modi» e fondamentalmente primo rispetto alle proprietà del movimento e dello spazio – almeno se concepiti in termini di materialità ed estensione.
Pertanto, attenendosi rigorosamente a questo punto di vista, l’operazione di isolare un nucleo tematico omogeneo, riferibile a questioni di ordine strettamente spaziale, risulterà oltremodo complessa e improduttiva. Analogamente, apparirà arbitrario ritenere di poter seguire e ricostruire il percorso teorico di Deleuze sfruttando come punto di ingresso privilegiato il peso assunto dalla problematica spaziale. In entrambe le circostanze si rischierebbe di disconoscere una delle tesi portanti della teoresi deleuziana: il tempo – lo ha intuito mirabilmente Kant – costituisce la «differenza trascendentale» tra essere e pensiero, la «cesura», l’«incrinatura» costitutiva dell’esperienza in quanto tale. Come poter allora trattare il tema dello spazio, in ottica trascendentale, evitando forzature ed espianti teorici inaccettabili?
Occorrerà senz’altro fissare dei paletti. Come prima limitazione non ci si dovrà stancare di sottolineare la presenza della tesi tanto kantiana, quanto deleuziana, di una subordinazione trascendentale dello spazio esteso rispetto a un tempo puro. In questa cornice occorrerà però mostrare – seconda cautela – come a un ripensamento del concetto di tempo di tal portata corrisponda, per controcanto, una specifica risemantizzazione della nozione di spazio. Infine, si dovrà mostrare in che modo questa nuova idea di spazio potrà agevolare un’esposizione trascendentale, e più in generale metafisica, dell’intrinseco divenire temporale dei fenomeni. In altri termini, mantenendo salda la priorità ontologica del tempo, si cercherà di descrivere l’emergere di una nuova nozione di spazio. Uno spazio per Deleuze finalizzato a una «presentazione diretta del tempo», ma che tuttavia appare di estremo interesse anche per chi, più in generale, ambisca a fornire figurazioni adeguate di una «genesi reale».