Silvia Pieroni, Linguaggio, concetto e realtà. L’ontologia relazionale di Hegel

L’odierno interesse per il tema del linguaggio mostrato nell’ambito degli studi hegeliani affonda le proprie radici nel cosiddetto linguistic turn che ha contraddistinto buona parte della filosofia del Novecento. Questo interesse oggi deve essere ricompreso all’interno del dibattito sull’eredità di Hegel, sulla capacità, cioè, del suo pensiero di fornirci strumenti concettuali efficaci per interpretare la realtà. Il presente studio propone una rilettura del sistema hegeliano con il duplice obiettivo di misurare l’impegno ontologico che Hegel si è assunto con la sua filosofia speculativa e di delineare l’influenza che su di essa ha esercitato la linguistica sette-ottocentesca (soprattutto Herder e Wilhelm von Humboldt). Infatti, riflettendo sulla capacità relazionale del segno e, di conseguenza, sulla funzione di mediazione svolta dal linguaggio tra pensiero ed essere (tra soggetto e oggetto) Hegel ha elaborato quella che possiamo definire un’ontologia relazionale. Quest’ultima appare una risorsa concettuale valida anche a livello teorico per pensare sia il carattere marcatamente interattivo e intersoggettivo del rapporto fra soggetto e realtà, sia l’istanza inclusiva che anima la filosofia hegeliana, stando alla quale la costruzione della realtà comporta una costante apertura all’alterità.

In un articolo divenuto ormai celebre Rolf-Peter Horstmann descriveva il progetto sistematico hegeliano come valido dal punto di vista descrittivo e storico-filosofico, ma non da quello teorico. L’eredità più importante che Hegel ci avrebbe consegnato consisterebbe semmai nel «sentimento che c’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato o quanto meno di insuperabilmente unilaterale nei nostri modi tradizionali di raggiungere una concezione corretta della realtà o di scoprire come stanno realmente le cose». Ciò che Horstmann chiama «sentimento» per Hegel coincide con la motivazione più autentica della filosofia, con quell’impegno ontologico di cui il suo sistema si prende carico tanto da comprenderne in modo radicale i presupposti e gli obiettivi: elaborare un nuovo paradigma di razionalità in grado di rispondere a quel bisogno di filosofia che egli, già in gioventù, concepiva come risoluzione del conflitto tra intelletto e ragione. L’assoluto, lo spirito, l’unità di reale e razionale rappresentano istanze di riunificazione, ma anche di mediazione all’opera nella vita dell’uomo (DS, 15 [16-17]). La motivazione filosofico-speculativa del sistema consiste proprio nella critica di queste istanze condotta per mezzo di un confronto serrato con la tradizione filosofica occidentale.

Agli occhi di Hegel, il modello della ragione assoluta doveva non solo rendere conto dell’unità di cosa e metodo, di reale e razionale, ma anche imporsi in alternativa ai modelli di razionalità elaborati dai suoi contemporanei. Da questo punto di vista il sistema speculativo è animato da una potente spinta riformatrice rispetto all’articolato panorama della filosofia postkantiana, verso la quale Hegel assume notoriamente un atteggiamento di «critica immanente». Stando a Vittorio Hösle i principali interlocutori di Hegel in tal senso sarebbero Fichte e Schelling, e con essi una specifica concezione di scientificità della filosofia da identificarsi con la ragione idealistica.

Eppure, se è innegabile una certa continuità, per altro ampiamente riconosciuta dallo stesso Hegel, fra la propria filosofia e quella dei due maggiori rappresentanti del cosiddetto “idealismo tedesco”, non si può tuttavia pensare che il paradigma di razionalità proposto da Hegel non abbia tenuto conto anche di altri modelli, altrettanto importanti nel panorama filosofico a lui coevo. Il modello di razionalità linguistica, elaborato a partire dalla seconda metà del Settecento in funzione metacritica da Hamann e da Herder, rappresentava già all’epoca una delle più potenti opposizioni al criticismo kantiano, poi ripresa e ulteriormente sviluppata nel contesto della moderna Sprachwissenschaft da Wilhelm von Humboldt proprio negli anni in cui Hegel a Berlino lavora al sistema della filosofia.

Lo scopo specifico del presente studio è esaminare il modo in cui si colloca la ragione speculativa rispetto alla tradizione linguistica sette-ottocentesca e il tipo di influenza che quest’ultima può aver esercitato sul sistema della filosofia di Hegel. Come vedremo, infatti, molto dell’impegno ontologico di Hegel è indirizzato a comprendere la funzione svolta dal linguaggio nel processo di unificazione/mediazione fra pensiero e realtà. Se gli interpreti non hanno ignorato il modo in cui Hegel si confronta, ad esempio, con le filosofie del linguaggio di Hamann o di Herder, meno studiate sono state le conseguenze che un tale confronto ha avuto per l’elaborazione della proposta filosofica hegeliana e, in particolare, per la sua ontologia.

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