Federica Pitillo, Dissonanze del moderno. Hegel e la moralità

Che cosa accade quando la libertà si assolutizza e pretende di trovare soltanto in sé stessa il proprio fondamento? A partire dalla sezione dei Lineamenti di filosofia del diritto dedicata alla moralità, questo saggio attraversa alcune delle opere più significative di Hegel – dalla Fenomenologia dello spirito all’Enciclopedia e alle Lezioni di estetica – per esplorare una questione decisiva della modernità: il rapporto, spesso conflittuale, tra la soggettività morale e l’ordine etico. Hegel non espone una propria dottrina morale, ma offre una diagnosi critica dei rischi sottesi alle concezioni morali più significative del suo tempo: quando la coscienza si chiude in sé stessa, la libertà può degenerare in isolamento, depressione, inazione, egoismo e narcisismo. Il pensiero hegeliano si rivela allora sorprendentemente attuale, perché aiuta a comprendere le tensioni tra individuo e comunità, tra esigenze soggettive e legami storici, tra interiorità e mondo. In un’epoca attraversata da crisi sociali, questo saggio mostra come la filosofia pratica di Hegel possa ancora parlare al presente, fornendo strumenti per ripensare la libertà al di là delle sue deformazioni.

Non c’è parte dell’opera hegeliana che non abbia suscitato attenzioni e critiche. A questo destino non è sfuggita neppure la sezione Moralità dei Lineamenti di filosofia del diritto. Forse, può sembrare singolare che, in un trattato di teoria dello Stato, trovi spazio l’analisi di una dimensione interiore come quella della moralità. Ciò si spiega, se teniamo conto che, per Hegel, il punto di vista morale non considera soltanto il modo in cui gli individui attuano fini, desideri e intenzioni, quanto anche e soprattutto il modo in cui la soggettività si scopre autonoma e responsabile nel mondo storico.

La peculiarità di questa sezione risiede nel fatto che Hegel mescola considerazioni teoriche a osservazioni di carattere storico legate alla diagnosi e comprensione del proprio tempo. Tra i suoi obiettivi, il più rilevante è senza dubbio l’approfondimento del valore etico e dei limiti del principio dell’autonomia morale. Hegel offre, inoltre, un’analisi dell’individualismo, sia nella sua declinazione morale sia nella sua deriva romantica. Infine, viene delineata una teoria dell’azione, che corrisponde alla complessità delle relazioni sociali e trova il suo fondamento nella sfera dell’eticità.

Nell’articolazione della Filosofia del diritto, ciascun grado dello sviluppo della volontà coincide con uno specifico modo d’essere della libertà. L’individuo si conosce anzitutto come oggetto, come persona giuridica, che acquista, stipula contratti e ottiene giustizia per i torti subiti; passa poi a conoscersi come soggetto che estrinseca la propria volontà nell’azione, non riconoscendo alcuna autorità al di fuori della propria; unifica, infine, il lato oggettivo e quello soggettivo nell’eticità delle istituzioni da lui prodotte. Dunque, l’individuo, che nella sfera del diritto è soltanto persona, nella moralità viene determinato come soggetto.

Il principio della libertà del soggetto, quel «principio superiore dell’età moderna che gli antichi, che Platone non conosceva», costituisce il nucleo teorico fondamentale del punto di vista morale. Questa coscienza della libertà rappresenta la grande conquista del pensiero kantiano. Come Hegel sottolinea in un celebre passo delle Lezioni sulla storia della filosofia, «è un gran progresso l’aver fissato il principio che la libertà è il cardine estremo, su cui l’uomo si gira, l’ultima cima che non subisce alcuna imposizione, sicché l’uomo non riconosce alcuna autorità, né si ritiene obbligato da nulla in cui non sia rispettata la sua libertà».

Recensioni
1 Commento
  1. Molto interessante la ricerca di una esposizione chiara per chiunque si avvicina a questo pensatore storico senza aver percorso la strada delle discipline classiche della filosofia.

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