Il quadro di cui oggi disponiamo, dopo la pubblicazione completa dei corsi tenuti da Michel Foucault al Collège de France, ci permette di mettere in discussione la classica divisione tra un Foucault “politico” degli anni Settanta, profeta della società disciplinare, e una presunta “svolta etica” degli anni Ottanta, interpretata di volta in volta come un ripiegamento sull’individuo al di là della presa totalizzante del potere o una resa all’individualismo liberale. E ci permette, ancora, di mettere in prospettiva la fortuna di cui oggi gode il concetto di biopolitica nella filosofia morale e politica italiana.

L’intento di questo lavoro è fornire una linea di lettura possibile delle indagini di Foucault sulla governamentalità – intesa come «condotta delle condotte», come quella relazione di potere che articola il doppio vincolo di potere di totalizzazione e potere di individualizzazione – in quanto condizione di emergenza e di articolazione delle ricerche sulle pratiche di dominio degli anni Settanta, come pure di quelle intorno alle pratiche di soggettivazione e alla cura di sé degli anni Ottanta. La relazione di governo che emerge si struttura come governo dell’ethos, in un campo in cui soggettività, verità e potere si coimplicano e nel quale la verità è al contempo forza etopoietica e strumento di assoggettamento.

L’ermeneutica di sé

Nel saggio del 1982 Il soggetto e il potere, Foucault, sollecitato da Hubert Dreyfus e Paul Rabinow, si impegna in una sorta di punto della situazione sulla sua riflessione sul potere, cercando di rendere conto degli spostamenti avvenuti negli ultimi anni e rielaborando proficuamente l’analitica del potere verso la relazione di governo come condotta delle condotte. Egli allora si concentra sulle lotte, sulle resistenze a lui contemporanee per giungere, per mezzo di esse, a caratterizzare il tipo di relazione governamentale predominante nella nostra società. Ciò che gli appare estremamente interessante è che queste lotte si strutturano spesso come resistenze a livello del comportamento individuale, come ricerca di nuovi modi di vita. A queste, infatti, si oppone un governo attraverso l’individualizzazione: «Questa forma di potere si esercita sulla vita quotidiana immediata, classifica gli individui in categorie, li designa attraverso la loro individualità propria, li attacca alla loro identità, impone loro una legge di verità che essi devono riconoscere e che gli altri devono riconoscere in loro». Abbiamo a che fare con una forma di potere che trasforma gli individui in sujets nel duplice senso del termine: sudditi, ovvero soggetti a un potere, nella stessa misura in cui sono soggetti, di conoscenza o di volontà.

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