Gotthard Günther (1900-1984), filosofo e cibernetico tedesco naturalizzato statunitense, è un autore ancora pressoché sconosciuto in Italia. Il suo lavoro si è concentrato sull’interpretazione filosofica dei calcoli logici polivalenti e sui fondamenti di una “dialettica operativa”, un ambizioso progetto di ricostruzione e ampliamento dei modelli di razionalità sottesi alla filosofia occidentale, dall’idealismo tedesco ai recenti sviluppi della cibernetica.
Alle teorie e alle discipline scientifiche che recentemente stanno mettendo in discussione la nostra visione classica del mondo, come la logica matematica a partire da Frege e Russell, la fisica della relatività e la teoria quantistica, si è aggiunta di recente una nuova branca della scienza, che sembra dissolvere le forme tradizionali e le intenzioni metafisiche del nostro pensiero in modo ancora più radicale di quanto non abbiano già fatto i suddetti approcci al pensiero logico e fisico.
Il nuovo campo di conoscenza che si presenta con prospettive così inquietanti e sconvolgenti è la teoria della cibernetica, emersa in America negli anni Quaranta. Questa teoria è stata resa nota al grande pubblico quando nel 1948 Norbert Wiener pubblicò il suo libro Cybernetics. Solo un numero trascurabile di anni è passato da allora, ma la cibernetica, negli Stati Uniti, in Inghilterra e altrove, è considerata una scienza già totalmente affermata. Inoltre, ha cominciato velocemente a trasformarsi in un intero sistema di scienze specializzate, nel senso che la teoria dell’informazione di Shannon, la teoria generale della comunicazione, la teoria dei sistemi auto-organizzanti e le discipline matematiche emergenti sono da considerarsi come pilastri fondamentali di questo bizzarro ma imponente, edificio di pensiero. Anche nei quotidiani e in alcuni libri scritti in ottica sensazionalistica essa viene descritta sotto la definizione divulgativa di teoria dei “mechanical brains”, in parte con una certa accezione libidinosa di novità, in parte con un certo spavento. Il clamore suscitato dalle teorie cibernetiche, dalle tecniche e dai prodotti industriali, è effettivamente giustificato. Queste teorie influenzano la nostra esistenza umana in un modo finora sconosciuto.
La teoria della relatività e la teoria quantistica, la rivoluzione dei nostri concetti tradizionali inaugurata da Einstein e Planck, riguardava solo concetti naturalistici relativamente neutri, i quali, nella migliore delle ipotesi, toccavano l’essenza morale dell’uomo solo alla sua estrema periferia. Invece, per ciò che concerne la cibernetica e la logica matematica, che ad essa è collegata in maniera decisamente intima, le cose stanno diversamente. Così scrive di recente un autore in un’analisi non molto approfondita: «Dobbiamo renderci conto che i cervelli elettronici di oggi hanno probabilmente raggiunto solo lo stadio embrionale di uno sviluppo in cui la tecnica – che finora è stata esclusivamente un fenomeno superficiale – penetra per la prima volta negli strati più profondi e non più direttamente tangibili dell’esistenza umana». In maniera simile, uno studioso del Politecnico federale di Zurigo si è espresso giudicando «l’invasione nella sfera spirituale dell’uomo con l’aiuto di calcolatori logici […] sconvolgente… come lo sviluppo dell’energia atomica». Max Bense si è espresso in maniera analoga: «Non è la scoperta della bomba atomica l’evento tecnico decisivo della nostra epoca, ma la costruzione delle grandi macchine matematiche, le quali, forse con un po’ di esagerazione, a volte sono state chiamate anche macchine pensanti. In questo modo la tecnologia ha fatto irruzione più profondamente che in passato nella nostra vita sociale e spirituale. Possiamo tranquillamente parlare di un nuovo livello del mondo tecnologico o della civiltà tecnica». Noi crediamo che tali sentenze sterzino nella direzione di un punto di vista ancora molto conservativo. Ciò che sta accadendo attualmente nel campo cibernetico, nelle sue conseguenze ultime mette di gran lunga in ombra gli sviluppi nelle scienze naturali della teoria atomica, poiché Wiener e la sua scuola stanno mettendo in discussione, in un modo finora inedito, la veneranda e plurimillenaria distinzione tra spiritualità e materialità, nella sua speciale forma classica in cui ci è stata tramandata. Tuttavia, con questo non si deve intendere che con la teoria dei “mechanical brains” si sia sviluppata una nuova variante del materialismo volgare, e che l’intenzione fosse quella di abolire la dicotomia tra spirito e materia per mezzo di nuovi mezzi tecnici. Una tale idea rappresenterebbe un errore disastroso. Al contrario, la critica cibernetica va esattamente nella direzione opposta. Poniamo l’accento sul fatto che la distinzione tradizionale tra soggettività semplice e oggettività antitetica è troppo grossolana e troppo primitiva. La supposizione, finora avanzata dalla metafisica classica, per la quale l’essenza della realtà e in particolare dell’esistenza umana possa essere spiegata da due, e solo da due, componenti metafisiche della realtà, ossia la materialità e la spiritualità, poggia su un errore. Infatti, a prescindere da come si interpreti quel contrasto inteso come originario – per esempio: soggetto e oggetto, essere e pensiero, morte e vita, ecc. – resterebbe oggi sempre un dominio di fenomeni esattamente definibili, il quale non si potrebbe collocare né sul lato fisico-materiale, né su quello soggettivo-spirituale.

