Non ci può essere giustizia che non sia spaziale. Di contro alla tendenza di “despazializzazione” della materia, dei corpi, della legge e dello spazio stesso, in Giustizia spaziale Andreas Philippopoulos-Mihalopoulos sostiene che nulla può essere veramente compreso indipendentemente dallo spazio. Si tratta qui di una nuova teoria e di un radicale approccio alla connessione corporea tra lo spazio (in senso geografico, sociologico e filosofico) e la legge (considerata in senso ampio: teoria sociale, norme politiche e comportamentali). Più precisamente l’autore sostiene che la giustizia spaziale è una lotta tra varie entità corporee (umane, naturali, non organiche, tecnologiche) nel tentativo di occupare un certo spazio in un momento dato. Da questo punto di vista la più immediata conseguenza della “svolta spaziale” risiede nella giustizia spaziale poiché, come viene dimostrato nel libro, questa può essere rintracciata all’origine delle fondamentali discussioni giuridiche e politiche del mondo contemporaneo: conflitti geopolitici, questioni ambientali, animalità, colonizzazione, controllo aereo, cyberspazio, e così via. Tutti questi elementi vengono tenuti insieme dal concetto di nomorama, che descrive la relazione legge-spazio come tautologia, e da quello di atmosfera, che è ciò che mette insieme vari corpi, cioè la loro dimensione geologica, politica, estetica, legale e biologica, e li tiene insieme per il tempo che può.

Scritto da uno dei più noti teorici del settore, Giustizia spaziale offre un approccio nuovo alle questioni geopolitiche, ecologiche e spazio-legali.

Giustizia spaziale

La giustizia spaziale emerge dal nomorama. Tutto è una questione di posizionamento spaziale (anche in astratto), e ogni posizionamento spaziale è potenzialmente o effettivamente controllato dalla legge. Non c’è altro luogo da cui la giustizia spaziale possa emergere. Collegando la giustizia spaziale al concetto di nomorama, essa ne esce arricchita quanto a entrambi i suoi elementi, legge e spazialità, e diventa dal punto di vista epistemologico materia di una disciplina legale orientata alla riflessione sullo spazio. Finora, il concetto è stato utilizzato da discorsi politici e geografici che non hanno gli strumenti per affrontare la tecnicità dei problemi connessi all’allocazione, alla parcellizzazione e categorizzazione dello spazio che la legge prescrive. Eppure la teoria e la pratica della giustizia sono intimamente legate alla legge. I meccanismi e i processi del sistema legale tentano di offrire soluzioni ai conflitti più coerenti possibile. Il “coronamento” di questo meccanismo legale è la giustizia, notoriamente rappresentata attraverso la violenza (legittimata) dello spazio e l’obiettività di occhi bendati.

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