Gioele P. Cima

Gioele P. Cima, ricercatore indipendente, è laureato in Psicologia presso l’Università di Chieti-Pescara e collabora con l’European Journal of Psychoanalysis e con Psicoterapia e Scienze Umane. Si occupa principalmente di psicoanalisi, politica e filosofia, con particolare riferimento alle implicazioni politiche della soggettività e del linguaggio nel pensiero di Jacques Lacan. Per Orthotes ha curato la traduzione del volume Contro il discorso della libertà. Saggi su politica, estetica e religione di Lorenzo Chiesa (2019).

Da Les Noms du Père a Les Non-Dupes Errent

Come indica enfaticamente il titolo del seminario, esiste una chiara omofonia tra Les non-dupes errent (che potremmo provvisoriamente tradurre come “i non gabbati errano”) e Les Noms du Père (i Nomi-del-Padre), particolare che allaccia il Seminario XXI al cosiddetto “seminario interrotto” del 1963 sui Nomi del Padre. Durante questo tumultuoso anno, dopo la revoca del titolo di didatta (l’analista abilitato a formare altri analisti) e la «scomunica» dalla SFP (Société Française de Psychanalyse), Lacan viene anche invitato ad abbandonare l’ospedale Sainte-Anne, dove aveva tenuto i suoi primi dieci seminari. Nel mezzo di questa sciarada politica e istituzionale, Lacan riuscirà a portare a termine una sola criptica lezione del seminario del 1963, con il risultato che, quando nel gennaio 1964 gli incontri riprenderanno nei locali dell’École Normale con un differente titolo (I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi) ed un nuovo programma, la questione dei Nomi-del-Padre precipiterà in un silenzio di oltre sei anni.

Nonostante Lacan riprenda a discutere il concetto già nel 1969, è il Seminario XXI che segna una svolta cruciale nell’elaborazione dei Nomi del Padre e della loro ermetica pluralità. Questo seminario pone un vero e proprio spartiacque tra la lezione sacrilega del 1963 (in cui viene introdotta per la prima volta la funzione della nominazione) e l’inizio dell’ultimo controverso periodo dell’insegnamento dello psicoanalista francese (inaugurato nel Seminario XXIII proprio dalla riduzione di questi nomi a meri sintomi o «strumenti»). Nel Seminario XXI, Lacan inizia a riorientare il sapere psicoanalitico verso il nodo borromeo, un’operazione che – non senza sterzate improvvise e significative contraddizioni – si compirà solo l’anno successivo, in R.S.I.. Portando sulla scena il vertiginoso passaggio dal matema (un concetto chiave dei primi anni settanta e di cui ci occuperemo meglio in seguito) al nodo, il Seminario XXI dischiude una vera e propria zona grigia, in cui Lacan è già con un piede fuori dall’ossessione per la formalizzazione matematica, ma non si è ancora immerso in ciò che Roudinesco ha sprezzantemente definito il «pianeta Borromeo». L’importanza del seminario sta proprio in questa sua forma ancipite, in cui la pluralizzazione dei Nomi del Padre e il postulato dell’equivalenza dei tre registri produce un’effimera ma significativa sovrapposizione, che ci permette di dire che il simbolico, l’immaginario e il reale sono i veri Nomi del Padre.

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