Gianluca Garelli (Torino, 1969) è professore di Storia della filosofia presso l’Università di Firenze. È stato Humboldt-Stipendiat presso la HU zu Berlin e Professeur Invité presso l’EHESS di Parigi. Ha curato, fra l’altro, l’edizione italiana della Fenomenologia dello spirito di Hegel edita da Einaudi (2008). Tra le sue pubblicazioni più recenti: Il tragico (con Carlo Gentili, Il Mulino, 2010); Lo spirito in figura. Il tema dell’estetico nella “Fenomenologia dello spirito” di Hegel (Il Mulino, 2010); Hegel e le incertezze del senso (ETS, 2012); Dialettica e interpretazione. Studi su Hegel e la metodica del comprendere (Pendragon, 2015); La questione della bellezza. Dialettica e storia di un’idea filosofica (Einaudi, 2016); Sogni di spiriti immondi. Storia e critica della ragione onirica (Einaudi, 2021); Lettere in giacenza. Due lezioni sull’umanismo (Tab, 2022).
Con la Seconda considerazione inattuale dal titolo Sull’utilità e il danno della storia per la vita – redatta nell’autunno 1873 e data alle stampe nel febbraio dell’anno successivo – Nietzsche solo in parte si allontanava dal filo conduttore che aveva attraversato la prima fase della sua ricerca, ossia il tema del tragico antico e della sua problematica ripresa nell’epoca a lui contemporanea. Ciò risulta con evidenza anzitutto dal fatto che, in queste pagine, egli ritorna ancora sul tema del rapporto che l’intellettuale (e segnatamente il filologo) intrattiene con il passato e con la propria eredità storica. In questo senso va letta anche la citazione goethiana con cui si apre la Prefazione:
Del resto mi è odioso tutto ciò che mi istruisce soltanto, senza accrescere o vivificare immediatamente la mia attività». Con queste parole di Goethe, come un ceterum censeo energicamente espresso, può cominciare la nostra considerazione sul valore e la mancanza di valore della storia [über den Wert und den Unwert der Historie].
Nella Seconda inattuale vengono effettivamente ripresi temi che già erano stati affrontati nella Nascita della tragedia e nei lavori giovanili sulla grecità: la civiltà moderna, portando alle estreme conseguenze un processo cominciato nella cultura post-socratica, è segnata dalla decadenza. Conseguenza del trionfo della visione «socratica» ed «euripidea» del mondo, la cultura razionalista ha ridotto l’esistenza a una quotidianità banale e piatta – estremo risultato di una civiltà in cui gli uomini hanno creduto di poter rimuovere l’elemento vitale, dionisiaco, in nome di una totale, apollinea formalità.