Gianluca De Fazio

Gianluca De Fazio ha conseguito il dottorato in Filosofia morale e politica presso le Università di Pisa e Firenze, è Cultore della materia presso l’Università di Bologna. Svolge attività di ricerca in vari centri di ricerca universitari nazionali e internazionali, è tra gli animatori di u b i m i n o r, laboratorio di didattica e ricerca in ecosofia e condirettore della collana scientifica mappæmundi. Una collana di ecosofia. Studioso del pensiero di M. Merleau-Ponty e G. Deleuze, si occupa di teoria della soggettività, ecologia filosofica e filosofia della Storia. Tra le sue pubblicazioni, Avversità e margini di gioco. Studio sulla soggettività in Merleau-Ponty (Pisa 2021) ed Ecologia del possibile. Razionalità, esistenza, amicizia (Verona 2021).

I temi della finalità e della teleologia attraversano, a volte in superficie, altre carsicamente, l’intera opera di M. Merleau-Ponty e ricostruirne il ruolo nel suo percorso complessivo è compito che richiede attenzione alle sfumature, e ai tentennamenti di una ricerca in corso. Se, ad esempio, nel novembre del 1960, in una delle note di lavoro che corredano Il visibile e l’invisibile, egli si chiede e si risponde: «Qual è dunque la mia posizione nei confronti del finalismo? Io non sono finalista», lo fa a suo modo, ossia ambiguo e ironico. Poco più di un anno prima, infatti, nel settembre del 1959 egli annota: «C’è dunque qui una neoteleologia [c.n.] che, come la teleologia percettiva, non sopporta di essere sostenuta da una coscienza di…, né da una e-stasi, un progetto costruttivo». Come, dunque, mettere insieme queste due affermazioni? In che modo intendere una neoteleologia? Quel che qui possiamo rilevare è che i riferimenti al panorama concettuale d’ispirazione finalistica sono diffusi, specialmente nella sua opera più matura: nozioni come unità senza concetto, rapporti tra arte e natura fino alla centralità della biologia lungo tutto il suo cammino di ricerca. Tutta un’architettonica di pensiero finalistico traspare dalle pagine più note dell’autore. Si tratta dunque se non di prove di un “finalismo merleau-pontyano” quanto meno di un buon numero di indizi che ci inducono a tentare di chiarire alcuni aspetti della sua opera e delle sue “intenzioni” filosofiche.

All’inizio dei corsi sulla Natura dell’A.A. 1956-57, Merleau-Ponty ci fornisce una definizione di finalità. Dopo un breve accenno all’elemento finalistico del concetto di natura in Aristotele e negli stoici, sottolinea come, con l’avvento del meccanicismo cartesiano, che fa della Natura un oggetto completamente esteriore, composto da parti esterne l’une alle altre, senza interiorità, «non ci sia più bisogno dell’idea di finalità, l’idea cioè di una forza che lotta contro una certa contingenza delle cose, per ricondurle all’ordine». Stando a questa rapsodica definizione – una forza in lotta – Merleau-Ponty sembra dare alla finalità un particolare statuto che non rimanda tanto all’ambito conoscitivo – la finalità non è qualcosa da conoscere – quanto all’ambito dell’agire, ad un ambito etico.

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

X