Gerusalemme. Aspetti culturali, filosofici, letterari, Paola Ricci Sindoni (cur.)

Gerusalemme: città emblematica, incontro-scontro di culture e religioni diverse, di differenti stili di vita, di idee contraddittorie e difficilmente componibili, posta tra Oriente e Occidente, tra sacro e profano, antico e postmoderno, terra di conflitti fra i tre monoteismi che ne rivendicano, con ragioni diverse, la loro appartenenza.

Come sviluppare un pensiero, una filosofia su questo luogo geografico antichissimo, posto al margine di un deserto, sperduto su di un altipiano dei monti della Giudea, stretto tra il Mediterraneo e il mar Morto? Vale dunque la pena rileggerne i molti aspetti con gli occhi rivolti a questa città enigmatica e struggente, che pare ospitare, in alcuni drammatici momenti, le tensioni del mondo intero, da lei chiamato a misurarsi e a confrontarsi con le sfide del nostro tragico presente. È quanto si intende formulare nei contributi di questo volume che gettano su Gerusalemme uno sguardo aperto e disincantato, ma non per questo meno carico di suggestioni filosofiche e di prospettive utopiche.

Saggi di: Chiara Adorisio, Saverio Campanini, Giovanna Costanzo, Fiorella Gabizon, Alessandro Gebbia, Massimo Giuliani, Irene Kajon, Giovanni Licata, Marcello Mollica, Paola Ricci Sindoni

Gerusalemme, Gerusalemme! è il titolo di un famoso bestseller pubblicato in Francia nel 1971, subito tradotto in molte lingue e scritto dai due giornalisti Larry Collins e Dominique Lapierre al fine di narrare –in più di seicento pagine – le vicende drammatiche, i grotteschi retroscena diplomatici, l’impari conflitto bellico con le sue crudeltà e gli atti di eroismo che condussero gli ebrei al ritorno in Israele. Dalla risoluzione dell’ONU del 29 novembre 1947 sino alla proclamazione dello Stato di Israele (14 maggio 1948) quelle vicende terribili, visto le reazioni violente degli arabi e degli Stati limitrofi, si conclusero con una surreale marcia dell’ultimo distaccamento inglese, che al suono delle cornamuse giunse sulla via Or Chayim, al numero 3, per consegnare al rabbino Mordechai Weingarten, la più alta autorità del quartiere, la chiave della porta di Sion, una delle sette porte di Gerusalemme.

Dall’anno 70 fino ad oggi – dichiarò l’ufficiale – nessuna chiave di Gerusalemme è stata nelle mani degli ebrei. E così, la prima volta, in diciannove secoli, che il vostro popolo ottiene questo privilegio.

In effetti, durante quel lungo intervallo la Palestina non fu patria di nessun altro popolo, né mai venne considerata una entità geopolitica, ma le strade di Gerusalemme furono solcate da molti eserciti, nel tentativo di farne un territorio di conquista; questa terra si dimostrò refrattaria ai romani, ai bizantini, agli arabi, ai turchi, ai mongoli, ai curdi, ai tartari e a molti altri ancora. Solo per gli ebrei la Palestina ha da sempre rappresentato l’unica loro terra, l’unico posto a cui poter pensare per ritrovare l’identità e l’indipendenza, la terra verso la quale i loro pensieri e i loro cuori si erano orientati per così molti secoli.

Deve aver pensato questo, il rabbino Weingarten stringendo quella chiave e ricordando l’antica tradizione, secondo la quale dopo la seconda distruzione del Tempio e la caduta di Gerusalemme ad opera dei Romani i sacerdoti avevano lanciato le chiavi della città verso il cielo, gridando a Dio di custodirle. La storia, dunque, riprendeva il suo corso, la Bibbia ritornava all’inizio della sua vicenda, la Parola sacra si riapriva ad una nuova direzione, senza false illusioni ma con la caparbia volontà di poter di nuovo riaprire la serratura di quella porta.

Nelle mani dell’anziano rabbino stava il lamento, il desiderio e l’esultanza che nei lunghi secoli avevano sostenuto la speranza degli ebrei dispersi in ogni parte del pianeta; ma questa gioia sarebbe durata poco: già si udiva lo strepitio delle armi nemiche, che finirono per distruggere l’antico quartiere ebraico e che ancora indicavano la lunga e forse utopica ricerca della pace. Pochi mesi dopo quel simbolico gesto delle chiavi, venne proclamato lo Sato di Israele e, dopo poco tempo, la dichiarazione di Gerusalemme come capitale, nonostante l’irritazione dell’ONU e di molte diplomazie europee che ne volevano sancire il carattere di “territorio internazionale”.

La storia di quel piccolo lembo mediorientale era comunque destinata ad una nuova stagione; nonostante i successivi eventi bellici e le difficoltà interne a far convivere le diverse anime di un popolo tenace e orgoglioso, Gerusalemme rimaneva salda sulle sue radici e destinata da sempre a far intrecciare nell’immaginario culturale la sua densità simbolica con la sua ruvida realtà storica.

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

X