Gerardo Alicandro

Gerardo Alicandro è dottore di ricerca in Scienze filosofiche e attualmente insegna Etica dell’ambiente presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Nel 2013 alcuni suoi versi sono stati editi nella Enciclopedia di Poesia Contemporanea (vol. 4) della Fondazione Mario Luzi, nel 2016 è apparsa una raccolta poetica dal titolo Fulmina Mundi, mentre nel 2018 è uscita una monografia su Aristotele dal titolo Atletismo della virtù. Sulla φιλία in Aristotele. Di recente ha pubblicato il suo secondo libro di poesie intitolato Dal Centro del Sempre.

Uno strettissimo legame tra interiorità ed esteriorità Nietzsche è già capace di riconoscerlo in questi anni dell’adolescenza, e in particolare in relazione non solo al rapporto tra essere umano e mondo naturale, ma anche e soprattutto nell’esperienza delle prime amicizie. Se nel primo caso viene ricercata una spontanea risposta nel tentativo lirico-poetico, nel secondo sembra necessario un tirocinio “patico” di contatto con un’anima estranea per scambiarsi vicendevolmente uguali gioie e dolori. Con queste specifiche prerogative caratteriali il cosmo culturale dell’alumnus Portensis inizia a configurarsi come una selezione di spiriti affini con cui poter dialogare idealmente e nei quali riconoscere i tratti tipici delle anime inquiete. La lettura di Byron, Sterne, Hölderlin, Cervantes, Shakespeare, diventa una traccia decisiva di cui non si perderà mai l’impronta negli anni successivi. Il Manfred di Byron, ad esempio, diviene l’emblema di un fuoco spirituale che come un vulcano è capace di sprizzare lava (metafora che verrà usata in seguito durante l’epoca delle Inattuali) e l’incarnazione poetica del dissidio conoscitivo frutto del carattere multiforme dell’uomo mai pago del proprio destino. Il Tristram Shandy di Sterne gli fa scoprire l’importanza e l’influenza dei fenomeni inconsci nella quotidianità e lo appassiona alla poliedricità che può assumere una cultura scientifica associata all’abilità nell’indagine dissettiva dell’interiorità umana. Il riconoscimento dello spessore poetico e biografico di un poeta in cui immedesimarsi pienamente, pressoché sconosciuto quando non bistrattato dai suoi contemporanei come Hölderlin, diventa occasione per lo svolgimento di un compito di tedesco nella forma di una lettera in cui se ne consiglia la lettura a un amico. Il Don Chisciotte viene letto alla luce del suo incredibile valore nel capovolgimento di prospettive tra scherno e amarezza, tra lucidità e autoillusione. Infine Shakespeare, un autore che sarà centrale nella lettura del dramma moderno in rapporto alla tragedia greca, di cui Nietzsche elogerà ripetutamente le capacità descrittive dei caratteri e il valore psicologico, fino a definirlo come il “Socrate che si è dato alla musica”.

Quel che accomuna tutti questi personaggi letterari e che attirò il giovane alunno di Pforta (Manfred, Tristram Shandy, Empedocle, Don Chisciotte e più di un protagonista del teatro di Shakespeare), è una riconoscibile tensione spirituale, quando non un vero dissidio interiore, che si estrinseca in un enigmatico e improvvisato rapporto con il mondo e con i propri simili. Questa rappresentazione di un ricco vissuto interiore che trova naturale sfogo in un forte impulso conoscitivo inesausto, perché mai esauribile nella sua realizzazione, crea una dichiarata frattura tra impressione (Eindruck) e espressione (Ausdruck) nel legame con il reale e nell’incontro tra sé e altri, dando così adito all’implementazione di un vissuto “patico” caratterizzato da sofferenza e inquietudine perpetua.

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