Gabriella Turnaturi è Professor Alma Mater dell’Università di Bologna dove ha insegnato Sociologia. Ha scritto numerosi saggi di sociologia culturale e sulle emozioni fra cui ricordiamo: La sociologia delle emozioni (Anabasi 1995); Tradimenti (Feltrinelli 2001); Immaginazione sociologica e immaginazione letteraria (Laterza 2003); Betrayals (Chicago University Press 2007); Vergogna. Metamorfosi di un’emozione (Feltrinelli 2012); Signore e Signori d’Italia. Una Storia delle buone maniere(Feltrinelli 2014).
Gli individui entrano in rapporto l’uno con l’altro attraverso le emozioni e i sentimenti, ma ogni forma di relazione produce a sua volta altri sentimenti e altre emozioni. Le emozioni e i sentimenti sono stati del soggetto eppure sono fatti sociologici: mutano a seconda delle diverse situazioni storiche e a seconda dei contesti sociali. Non sono una realtà residuale o un qualcosa che colpisce dal di fuori il soggetto, ma sono il soggetto stesso, che è sempre un tutt’uno di ragioni ed emozioni, un tutt’uno fortemente individualizzato ma al tempo stesso storicamente situato.
Simmel rompe con una cultura dell’opposizione fra emozioni e ragione, perché le emozioni sono considerate parte integrante e non scindibile del soggetto, presiedono a tutte le sue attività. L’individuo a cui fa riferimento Simmel, e non solo in queste pagine, è un tutt’uno inscindibile di ragioni ed emozioni che trova in sé stesso criteri di giudizio, di valutazione e motivazione all’agire.
Ma l’intera separazione di ragione e sensibilità è una separazione straordinariamente rozza e arbitraria, infatti in verità non si deve porre mai da nessuna parte un limite all’uomo. E ancora più arbitrario è infine il dichiarare la ragione, cioè l’io astratto, l’unico io vero e fornito di valore.
La scissione fra emozioni e ragioni è per Simmel non solo arbitraria, ma non rispondente all’esperienza della modernità che si fonda sulla responsabilità individuale e non su un dovere astratto ed esterno alla vita individuale.
Questa è una scissione del tutto arbitraria nella vita, e anche in Kant l’unità della vita è completamente dilacerata, ed è appunto questa lacerazione, del tutto ingiustificata per il sentire e il conoscere moderno, che ci divide da Kant.