François Jullien

François Jullien è uno dei maggiori filosofi e sinologi viventi. Vive a Parigi e insegna all’Université Paris-VII “Denis Diderot”. Tra i suoi recenti libri, tradotti in tutto il mondo, si ricordano: Una seconda vita. Come cominciare a esistere davvero (2017), Il gioco dell’esistenza. De-coincidenza e libertà (2019) e L’apparizione dell’altro (2020).

Di recente, nel mondo, si è verificata una rivoluzione silenziosa, che cambia radicalmente il nostro rapporto alla politica. Facciamo sempre più fatica a proiettare nel futuro un piano della Città Ideale. Eppure, a partire dagli antichi Greci, è quello che abbiamo imparato a fare: teorizzare un’idea di migliore per tentare in seguito di realizzarla nella società. La Storia in effetti, specialmente in Europa, si è rappresentata come trasmessa dall’idealità, ovvero una forma elaborata del Bene – ideale e con funzione di modello – e allo stesso tempo innestata sul nostro desiderio, eros: la nostra vita vuole dedicarsi a essa.

Ma ciò non è più possibile, innanzitutto per due ragioni congiunte. La prima è che, per modellizzare, bisogna innanzitutto poter isolare. Però, la natura specifica del mondo globalizzato dell’oggi è che niente è isolabile: tutto vi si trova “connesso”, collegato, sovrapposto e dunque “complesso”. Perciò la costruzione di un’idealità comune e condivisa si fa via via più difficile, quantomeno su un piano globale. È anche il grande paradosso dei nostri tempi: noi procediamo per continue modellizzazioni e simulazioni tecniche, ma non siamo più capaci di modellizzare un Bene pubblico. L’Intelligenza artificiale ottimizza tutti gli aspetti, ma non sa più delineare grandi piani per l’umanità. È vero che noi raccogliamo sempre più “dati”, via via più precisi e reticolari, ma questi non riusciranno mai a disegnare la forma del nostro Desiderio. Forse arrivano persino a ostruirlo e oscurarlo. Ecco perché assistiamo a una smobilitazione nei confronti della politica, tanto che l’era delle grandi rivoluzioni pare essa stessa rovesciata; e perché ormai non conosciamo altro che allarmi, rigetti violenti o paure morbose, che si esprimono in rivolte sporadiche.

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