I saggi raccolti nel presente volume affrontano alcuni aspetti centrali della riflessione hegeliana sulla religione: la dialettica tra rappresentazione e concetto, ossia tra religione e filosofia; la religione nella Fenomenologia dello spirito; la critica dell’idea schleiermacheriana della religione come “sentimento della dipendenza assoluta”; la religione della magia quale stadio iniziale della “storia delle religioni”; la religione cinese nei quattro corsi di lezioni berlinesi; Alberto Caracciolo interprete di Hegel.

Se nell’interpretazione della prospettiva hegeliana data da Walter Jaeschke la religione – una volta raggiunta la sua forma più alta: quella cristiana – è destinata a “trovare rifugio” nella filosofia, se non addirittura (come religione della libertà) a dissolversi nelle istituzioni etiche, improntandole di sé, nella critica dell’impostazione hegeliana sviluppata da Caracciolo la religione, quale rapporto diretto del singolo con la Trascendenza, non può non conservare una sua autonomia rispetto al pensiero filosofico, destinato però come tale a mettere in questione la pretesa di assolutezza delle religioni storico-positive.

Le lezioni di filosofia della religione di Hegel

La religione svolge un ruolo centrale in tutte le fasi di sviluppo del pensiero di Hegel, dai primi frammenti tubinghesi, bernesi e francofortesi fino all’ultimo ciclo di lezioni berlinesi sulla filosofia della religione. Il rapporto tra religione e filosofia si configura tuttavia in maniera diversa nelle due fasi principali del Denkweg hegeliano, quella giovanile e quella sistematica, tanto che il diverso modo di valutare la funzione e il significato della religione ha decisamente influenzato le interpretazioni che sono state date della prospettiva filosofica del pensatore tedesco.

Il cosiddetto “giovane” Hegel connette la critica radicale degli aspetti esteriori e istituzionali (“positivi”) del cristianesimo tradizionale alla proposta di un rinnovamento della religione in generale quale preludio di una profonda trasformazione dei rapporti sociali, in quanto solo rappresentazioni mitologiche vive e belle (quali quelle della religione greca della fantasia) possono fluidificare e trascendere le forme ormai sclerotizzate della vita ecclesiastica e statale e produrre realmente una condizione di libertà religiosa e politica. L’elevazione dell’uomo dalla vita finita alla vita infinita, ovvero l’unificazione religiosa dell’uomo con Dio, non può essere frutto della filosofia – considerata ancora come pensiero riflessivo, che fissa astrattamente le contrapposizioni della vita finita e non riesce mai ad andare al di là di esse –, bensì della religione.

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