Antonio Scoppettuolo, Filosofia del vincolo. Perché nessuno di noi è isolato al mondo

Il mondo reale si presenta alla nostra comprensione come immerso in un reticolo di vincoli che ci avvolge e ci condiziona. Noi stessi esistiamo dentro vincoli biologici, fisici, ma anche logici e psicologici. Da una parte essi descrivono una condizione di limitatezza, dall’altra fondano il concetto di relazione. La nostra soggettività è continuamente formata nelle relazioni e nelle interazioni ordinate dai vincoli attraverso la dinamica dell’appropriazione. Alla base di questo funzionamento, universale e contestuale, vi è il concetto di vincolo logatico, un principio generale che rappresenta un’ipotesi di fondazione e spiegazione del modo in cui le persone stringono legami. La sua derivazione dal logos, attraverso il principio di non contraddizione, garantisce l’ordine e la coerenza delle cose e dei rapporti fondati sulla fiducia; un ordine che corrisponde al nostro modo di stare al mondo che è anche razionale e interdipendente. In questa cornice, il soggetto avverte di essere legato agli altri da interdipendenza e desiderio di integrazione e ciò sostiene il senso della sua vita morale. L’idea che un vincolo sia soltanto ciò che limita e costringe l’azione è una lettura parziale che non esaurisce la sua complessità. Questo lavoro tenta di giustificare questa prospettiva.

Nella lingua italiana diamo al termine vincolo differenti significati che suscitano, a secondo del loro utilizzo, sensazioni piacevoli o sgradevoli. L’origine del vocabolo è latina: vincŭlum e deriva da vincire (legare) e il suo uso è soprattutto figurato per indicare qualcosa che crea legami.

Si è vincolati a qualcosa o qualcuno per propria scelta, ma si può esserlo anche perché costretti e subire tale condizione. Sono, infatti, almeno due le accezioni del termine nel suo uso quotidiano.

Nella lingua inglese, la ricerca dei vocaboli che indicano i concetti di vincolo e legame mostra più sfaccettature.

Disponiamo di un’unica radice per due termini differenti, anche se dal significato non di rado sovrapponibile: Bond e Bound.

Bond oggi abitualmente è usato per descrivere un legame affettivo o spirituale. I dizionari fanno risalire la sua etimologia all’antico Bonda (colono) e cioè colui che è legato ad un proprietario terriero da accordi o leggi feudali o Baend (piegare), nel senso di ciò che lega come benda o catena.

La parola Bound, invece, ha vari significati, tra i quali il più usato è confine o limite e deriva dal latino medievale bodina (confine), nel francese antico bond o bont significava delimitazione, limite di azione, limite di territorio e la seconda, ancora dal francese bondir vuol dire saltare o rimbalzare. Oggi Bond descrive un legame simbolico o emotivo, anche se non mancano le eccezioni come accade in ogni lingua viva; Bound (o la sua derivazione Boundary) è un confine o un obbligo.

Come si può notare, i raggi semantici dei rispettivi termini, in linea generale e al netto di sottolineature, rimandano a qualcosa che lega, separa, delimita e costringe.

In ogni caso, sia che si tratti rapporti imposti o scelti; positivi o metaforici, essi rinviano ad una relazione di qualunque tipo tra realtà distinte: più persone che si legano attraverso legami affettivi, a contratti e obblighi o comunque che devono rispettare confini e delimitazioni o addirittura saltarli per mantenere intatta la propria autonomia.

Il concetto di confine è strettamente connesso a quello di legame giacché un confine lega a una particolare visione, può impedire un attraversamento, ma al tempo ha una grande valenza organizzatrice nella realtà. Esso fa in modo che qualcosa prenda forma e si strutturi, abbia, in altri termini, un’identità. Il confine è ciò che individua degli spazi, risponde ad una necessità di ordine geometrico e fisico ma anche logico e simbolico. Una vasta letteratura intorno a questo concetto individua alcuni problemi carichi di conseguenze per l’individuazione della sua natura e la sua efficacia dal punto di vista epistemologico.

Il dibattito è molto frastagliato, ma volendo offrire una schematizzazione a grandi linee appare diviso tra sostenitori delle Realist Theories che possono vantare un’antica tradizione che va da Aristotele a Brentano fino agli sviluppi contemporanei con Rhees, Sanford e soprattutto Chisholm e Krauss e coloro che si riconoscono nel vasto filone delle Non-realist Theories.

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