Filippo Bergonzoni, laureato in Filosofia presso l’Università di Bologna e dottore di ricerca presso l’Università di Verona, è docente di filosofia e storia nei licei. Ha compiuto anche studi musicali, diplomandosi in pianoforte presso il Conservatorio “B. Maderna” di Cesena. Tra le sue pubblicazioni: Decreazione. Mistica e filosofia in Simone Weil (Bologna 2016); La filosofia della musica in A. Schopenhauer (in “Divus Thomas”, Bologna 2008); L’estetica di S. Tommaso d’Aquino nell’interpretazione di U. Eco (in “Sacra Doctrina”, Bologna 2006).

Il carteggio Rosmini-Manzoni

Uno dei temi privilegiati all’interno del carteggio Rosmini-Manzoni è quello riguardante l’origine dell’idea dell’essere, problema che il filosofo di Rovereto aveva ampiamente affrontato nella seconda parte del Nuovo Saggio sull’origine delle idee, pubblicato a Roma in quattro volumi tra il 1829 e il 1830.

L’opera, che costituisce il primo tassello di quella «Enciclopedia della Verità» progettata fin dagli anni giovanili, e che impose il nome dell’autore tra i protagonisti del dibattito filosofico ottocentesco, affronta, come noto, il problema della conoscenza (o ideologia come si chiamava allora) e in particolare il tema dell’elemento a priori delle idee. Nella prima parte, che funge da pars destruens dell’opera, Rosmini procede ad una disamina analitica delle precedenti teorie gnoseologiche, classificate come erronee per difetto e per eccesso: alla prima categoria appartengono le teorie di Locke, Hume, Condillac, Reid e Steward; alla seconda quelle di Platone, Aristotele, Tommaso d’Aquino, Leibniz e Kant. Nella seconda parte si passa invece alla pars construens, ad un’originale proposta teoretica basata sui due pilastri concettuali dell’idea dell’essere, di cui vengono ampiamente sviluppati la natura e le proprietà caratteristiche, e del sentimento fondamentale.

Una proposta teoretica che, si diceva, trova un importante luogo di discussione nel carteggio con Alessandro Manzoni, carteggio di singolare interesse, perché mostra la fatica provata dallo scrittore lombardo, nonostante la sua ammirazione per l’imponente opera dell’amico filosofo, a comprendere e ad accettare una delle tesi centrali del Nuovo Saggio, ossia l’origine dell’idea dell’essere, con tutti i corollari da essa derivati.

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