Félix Guattari

Félix Guattari (1930-1992), psicoanalista e filosofo, lavorò per quarant’anni nella clinica psichiatrica d’avanguardia La Borde, da lui fondata, rivoluzionando il modo di pensare e praticare l’inconscio. Impegnato da sempre nelle lotte politiche per l’emancipazione e tra i primi artefici di un’ecologia politica radicale, resta ancora un pensatore da approfondire per la finezza, la profondità e l’attualità delle sue analisi. Tra le sue opere più significative, L’anti-EdipoMille pianiChe cos’è la filosofia?, scritte a quattro mani con Deleuze, nonché La rivoluzione molecolare e Le tre ecologie.

Avevamo incontrato due assi, asse di significanza e asse di soggettivazione. Erano due semiotiche molto diverse o anche due strati. Ma la significanza è inseparabile da un muro bianco su cui inscrive i suoi segni e le sue ridondanze. E la soggettivazione è inseparabile da un buco nero in cui insedia la sua coscienza, la sua passione, le sue ridondanze. Poiché ci sono soltanto semiotiche miste e poiché gli strati vanno almeno a due a due, non deve sorprendere il montaggio di un dispositivo molto particolare al loro incrocio. Eppure, com’è strano un viso: sistema muro bianco-buco nero. Gran viso dalle guance bianche, viso di gesso forato dagli occhi come buco nero. Testa di clown, clown bianco, pierrot lunare, angelo della morte, santo sudario. Il viso non è un involucro esterno a colui che parla, che pensa o che sente. La forma del significante nel linguaggio, le sue stesse unità resterebbero indeterminate se l’eventuale ascoltatore non orientasse le sue scelte in funzione del viso di chi parla («guarda, sembra in collera…», «non ha potuto dir questo…», «guardami in faccia quando ti parlo…», «guardami bene…»). Un bambino, una donna, una madre di famiglia, un uomo, un padre, un capo, un maestro, un poliziotto non parlano una lingua in generale, ma una lingua i cui tratti significanti sono ancorati a tratti specifici di viseità. I volti non sono anzitutto individuali, definiscono zone di frequenza o di probabilità, delimitano un campo che neutralizza in anticipo le espressioni e connessioni ribelli alle significazioni conformi. Allo stesso modo, la forma della soggettività, coscienza o passione, rimarrebbe assolutamente vuota se i volti non formassero luoghi di risonanza che selezionano il reale mentale o sensibile conformandolo preliminarmente a una realtà dominante. Il viso stesso è ridondanza. E fa ridondanza con le ridondanze di significanza o di frequenza, come con quelle di risonanza o di soggettività. Il viso costruisce il muro di cui il significante ha bisogno per rimbalzare, costituisce il muro del significante, il quadro e lo schermo. Il viso scava il buco di cui la soggettivazione ha bisogno per apparire, costituisce il buco nero della soggettività come coscienza o passione, la cinepresa, il terzo occhio.

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