Nelle tre conferenze che compongono A common faith (1934) John Dewey riflette sull’evoluzione delle forme della religiosità dopo il tramonto delle fedi soprannaturalistiche. La “qualità religiosa” dell’esperienza va liberata da ogni riferimento a oggetti specificamente sacri. Non sono le fedi a causare il rinnovamento della vita, ma è piuttosto l’unificazione della vita attorno a fini ideali, e un “aggiustamento” attivo di sé all’universo, a costituire il nucleo dell’atteggiamento religioso.
Il saggio introduttivo di Guido Calogero sottolinea l’affinità di questa concezione col principio del dialogo. La postfazione di Paolo Costa mostra l’attualità del messaggio di Dewey in un’epoca in cui la fede comune può fungere da antidoto al disincanto.
Tutte le religioni implicano credenze che sono specificamente intellettuali, e attribuiscono importanza (anche se maggiore o minore a seconda dei casi) al fatto che si accolgano queste dottrine come vere, vere nel senso intellettivo. Esse possiedono testi letterari considerati come specificamente sacri, e contenenti materiale storico a cui è collegata la validità delle religioni stesse. Hanno elaborato progressivamente un apparato dottrinale, che i “credenti” hanno l’obbligo (con diverso grado di rigore nelle diverse religioni) di accettare. E altresì insistono sul punto che, per attingere le verità che affermano, ci sono certe speciali e ben distinte vie di accesso.
Nessuno negherà, credo, che la presente crisi religiosa sia intimamente connessa con queste pretese. Lo scetticismo e l’agnosticismo che vigoreggiano, e che dal punto di vista dei fedeli delle religioni sono fatali per lo spirito religioso, sono direttamente connessi con i contenuti intellettuali – di natura storica, cosmologica, etica, teologica – che vengono asseriti come indispensabili per ogni esperienza religiosa. Non è necessario, qui, che io mi addentri minutamente nell’indagine delle cause che hanno prodotto dubbio e incredulità, incertezza e rifiuto, nei riguardi di questi contenuti intellettuali. Basta rilevare che tutte le credenze e le idee di questo tipo, abbiano esse a che fare con argomenti storici o letterari, o con l’astronomia, la geologia e la biologia, o con la creazione e la struttura del mondo e dell’uomo, sono connesse col soprannaturale, e che questa connessione è il fattore che le ha esposte al dubbio: il fattore che, dal punto di vista delle religioni storiche e istituzionali, sta inaridendo le radici della stessa vita religiosa.