È possibile una scienza dell’impossibile? Come articolare filosofia e matematica in modo creativo e non descrittivo? Può verificarsi una semiosi senza segno? A quali condizioni si può costituire un concetto puro dello stile? Queste quattro domande, ognuna a suo modo paradossale, hanno a che fare con il problema dell’eterogenesi, vale a dire con il momento genetico della novità. Il volume cerca di rispondere a questi paradossi con gli strumenti della filosofia, in particolare della metafisica di Gilles Deleuze, e con quelli delle matematiche più recenti, come la neurogeometria e le dinamiche composizionali basate sulle geometrie sub-riemanniane. La tesi di questo studio è che l’eterogenesi permetta di indagare il momento creativo in cui il pensiero prende forma: tale presa di forma costituisce uno stile. Si propone quindi l’idea di una metafisica dello stile, basata su due logiche, alla quale si dà il nome di stilematica.
Vi sono senz’altro molti modi in cui il pensiero caratterizza la realtà, o il concetto caratterizza le idee. Si intenda per caratterizzazione una specifica modalità connotativa, vale a dire l’operazione che permette agli oggetti logici di essere detti in un certo modo (logica), e agli enti di operare in una certa maniera o stile (ontologia). Deleuze, in diversi luoghi, sembra articolare una modalità connotativa che possa configurarsi come caratterizzazione energetica del reale, per cui ogni ente è connotato, simultaneamente, come movimento logico all’interno di un sistema (cosa si può fare?) e come modalità operativa ontologica (come si può fare?). Si badi, dunque, che una caratterizzazione energetica permette di studiare un oggetto logico in quanto movimento e un ente in quanto modo della realtà, ma l’in quanto non indica un principio di identità tra movimento e oggetto in movimento, né tantomeno esso indica la considerazione parziale di un ente generalizzato di cui si dice solo una sua parte; al contrario, l’in quanto segnala che l’ente possa caratterizzarsi a partire dalla sua attualità, dalla sua energia, e tale caratterizzazione ha ricadute modali sulla maniera in cui l’ente esprime la realtà, in cui dice il reale. Ciò significa che la caratterizzazione energetica del reale non caratterizza solo l’ente, ma anche la realtà espressa dall’ente caratterizzato, e in questo modo gli enti e gli operatori logici, per quanto essi siano presi nella loro attualità, non potranno essere catturati staticamente dalla caratterizzazione, pena il tradimento di una reale processualità ontologica. In altre parole, la caratterizzazione energetica del reale permette a Deleuze di dire sia in che modo un operatore (oggetto logico) costituisce una propria struttura logica, sia il modo in cui un ente può dire il reale. Se muta una caratterizzazione, varia anche la realtà, viene provocata una variazione sul tema del reale; per cui, al rovescio, la realtà varia dai punti di vista delle caratterizzazioni, dunque l’unico modo per erigerne una scienza è, appunto, caratterizzarla, cioè operare delle variazioni.