Félix Guattari, L’eterogenesi nella creazione musicale

Che rapporto c’è tra la musica e il caos? A quali condizioni è possibile operare caoticamente un gesto espressivo? In che modo la scrittura musicale è in grado di agire sulla produzione di inconscio, di soggettività, di forme poetiche? Guattari attraversa questi interrogativi nei testi qui proposti per la prima volta in edizione italiana. Il problema è come pensare l’irriducibilità di un ente, vale a dire la più autentica produzione di soggettività, senza che essa sia assoggettata a un universo di referenza chiuso da codici semiotici prescrittivi. Eppure, è possibile pensare al di là di tali codici evitando di ridurre ogni comunicazione espressiva a mera incomunicabilità? In che modo, insomma, è possibile esprimere qualcosa di nuovo? La musica, secondo Guattari, si dimostra in tal senso una grande alleata…

Il problema dell’eterogenesi non è il problema dell’eterogeneità. Ogni eterogeneità è data, ogni ente eterogeneo compone una modalità esistenziale eterogenea, ma non si dice nulla, in questo modo, sull’eterogenesi come processo tout court. Una distinzione è necessaria: vi sono, secondo Guattari, universi eterogenei tra loro; tali universi si compongono processualmente in costellazioni. Ma un universo eterogeneo non è altro che un modo in cui l’eterogenesi si dà, il diagramma di una potenza «avente non solo una consistenza funzionale e una consistenza materiale, ma anche la tendenza a dispiegare i propri diversi registri di alterità e quindi a sottrarsi a un’identità». Questo, allora, vorrà dire studiare il problema dell’eterogeneità, vale a dire il problema dell’ontogenesi di un universo di referenza che si costituisce al di là dei rapporti strutturali che lo definiscono, sfuggendo tanto alle strutture quanto a uno statico principio di individuazione.

Tutt’altra cosa, poi, è studiare la pura potenza di ogni universo, l’eterogenesi di ogni universo. Si faccia attenzione: ogni universo è eterogeneo, ogni eterogeneità è eterogenetica. Ciò significa che tra l’ente eterogeneo e l’eterogenesi passa una differenza di natura, per cui l’ente dell’universo non può far altro che esercitare l’eterogeneità del suo universo di referenza; ma l’eterogenesi vera e propria, la genesi delle eterogeneità degli universi, è un problema più radicale. Alla radicalità dell’eterogenesi non bisogna associare un’esteriorità tra gli universi eterogenei di referenza. Vi è, semmai, una problematizzazione dell’immanenza: gli universi, all’interno dei quali si compongono enti eterogenei, non sono immanenti all’eterogenesi; ciò significa che non bisogna pensare l’eterogenesi come supporto dell’eterogeneità. Se ogni eterogeneità è eterogenetica, allora vi è un’operazione da compiere sul piano genetico che possa dare ragione di un eteron. Tale operazione, ed è questa la grande distinzione tra eterogeneità ed eterogenesi, non si limita a connotare l’esorbitazione costituente di un ente da un universo, ma designa un rapporto diretto con il caos. Il caos non è supporto, né origine, né trascendenza.

(dall’Introduzione di Andrea F. de Donato)

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