Matteo Pietropaoli, La società dell’estinzione. Liberazione dell’essere umano da se stesso

L’odierna civiltà globale, rappresentata innanzitutto dalle società più avanzate in termini di organizzazione e produzione, di diritti sociali e civili, di conoscenze e tecnologie, è arrivata a un punto talmente elevato di liberazione individuale da mettere a rischio la propria continuazione come sistema collettivo.

Il grande anelito occidentale alla liberazione dell’essere umano, che va di pari passo con il processo di individualizzazione, sembra infatti giunto all’apice di quel percorso che, dall’antichità post-tribale fino all’iper-modernità attuale, attesta il primato dell’individuo e della sua felicità tanto sulla comunità quanto sulla specie.

Attraverso la disamina delle tematiche ampie e interdisciplinari proprie della filosofia sociale e degli studi culturali più recenti, nel confronto diretto col pensiero di autori come Lipovetsky e Bauman, Lasch e Beck, Ehrenberg e Han, si tenta di presentare qui l’ultima fotografia di un individuo che diviene se stesso alla fine di una civilizzazione millenaria, prima che le minacce globali e in particolare il disastro climatico ne sanciscano l’estinzione.

L’odierna civiltà globale, rappresentata innanzitutto dalle società più avanzate in termini di organizzazione e produzione, di diritti sociali e civili, di conoscenze e tecnologie, è arrivata nel secondo millennio dopo Cristo e nel quinto dalle Piramidi in prossimità della sua più elevata conquista: la liberazione dell’essere umano da se stesso, ossia l’estinzione.

Sebbene questa possa sembrare una boutade o un divertissement, o altre parole francesi che evochino lo scherzo in maniera colta, quanto viene qui esposto non vuole prendere in giro nessuno. Piuttosto si vuole far notare come il massimo processo di liberazione del singolo uomo o donna (e già questa distinzione dice tanto) condurrà nel prossimo futuro all’estinzione della specie, o almeno, in primo luogo, della società umana cui ci si è abituati da alcune centinaia di anni. Il che, a detta dell’autore, non è un dramma ma appunto un processo, a un tempo inevitabile, di maturazione d’autonomia e sviluppo individuale a livelli mai eguagliati prima.

L’obiettivo della “liberazione” dell’essere umano, che va di pari passo con il processo di individualizzazione, sembra infatti il punto d’arrivo di quelle grandi società originate dal processo di civilizzazione, persino antico, una volta venuto fuori dal tribalismo (Mesopotamia, Egitto, Sudamerica etc.). Sebbene anche le singole tribù primordiali o contemporanee siano in un certo modo delle società, e come si vedrà anzi sono state sempre caratterizzate da un tema culturale molto profondo, intrecciato com’è al tema naturale che i moderni invece distinguono, qui non ci si riferisce a ciò quando si parla di “società dell’estinzione”. Forse la specie umana sopravviverà, magari tramite un neotribalismo o in uno stadio a un tempo selvaggio e mitico rinnovato, ma bisognerà vedere quale ecosistema sarà rimasto per essa.

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