Edmund Husserl

Edmund Husserl (Prostějov, 1859 – Friburgo in Brisgovia, 1938) è unanimemente considerato il padre della fenomenologia e una delle figure filosofiche più influenti del XX secolo. Formatosi attraverso studi matematici, si è poi dedicato alla filosofia in quanto scientia scientiarum e, in tale ottica, luogo di fondazione tanto delle scienze che di qualunque vita che voglia essere “razionalmente” sensata. Oltre alle Meditazioni cartesiane, pubblicò Filosofia dell’aritmetica (1890), Ricerche logiche (1900/1901), Idee per una fenomenologia pura e una filosofia fenomenologica (1913), Logica formale e trascendentale (1929), La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale.

Edmund Husserl e la fenomenologia

Da Brentano e Stumpf riprende la distinzione tra il modo proprio ed improprio di presentare (Vorstellen). Husserl spiega questa distinzione con un esempio: se uno si trova di fronte ad una casa, egli ha una presentazione propria e diretta di questa casa nell’intuizione (Anschauung), ma se uno la stesse cercando e avesse solo una descrizione (la casa all’angolo tra le strade tale e tale), allora questa descrizione sarebbe una presentazione indiretta ed impropria della casa. In altre parole, una presentazione propria è possibile solo quando si ha accesso all’oggetto presentato in maniera diretta, quando è attualmente presente. Una presentazione impropria si ha quando questo non è possibile, e bisogna ricorrere a maniere indirette, come segni, simboli, descrizioni, etc., i quali costituiscono una presentazione indiretta ed impropria. Un ulteriore elemento importante che Husserl prese da Brentano è quello dell’intenzionalità, l’idea che la coscienza sia sempre intenzionale, cioè che sia diretta ad un oggetto, che abbia un contenuto. Brentano definì l’intenzionalità come la caratteristica principale dei fenomeni psichici (o mentali), tramite cui essi possono essere distinti dai fenomeni fisici. Ogni fenomeno mentale, ogni atto psicologico ha un contenuto, è diretto a qualche cosa (l’oggetto intenzionale). Ogni credere, desiderare, ecc. ha un oggetto: il creduto, il desiderato.

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