Félix Guattari, Che cos’è l’ecosofia?

Che cos’è l’ecosofia? raccoglie i testi che Félix Guattari scrisse tra il 1985 e il 1992, alla fine di quelli che chiamava “gli anni d’inverno”. Vicino ai partiti ecologisti, che riteneva potessero allora esprimere un nuovo tipo di militanza, il filosofo e psicoanalista francese si accinse a formalizzare una teoria ecologista la cui ambizione non si limitava alla mera salvaguardia dell’ambiente. Sempre preoccupato di iscrivere la sua produzione teorica all’interno dell’“ordine dell’efficienza”, quello delle “micropolitiche” basate sugli esperimenti collettivi più all’avanguardia, egli ha dimostrato una lucidità critica particolarmente acuta nei confronti dei cambiamenti politici e sociali di cui è stato al tempo stesso attore e testimone. Félix Guattari è stato così uno dei primi a mettere in guardia dalla tentazione destrorsa di una politica volta alla restaurazione di una fantomatica natura originaria, per opporle la propria visione emancipatrice di un’ecologia al tempo stesso ambientale, sociale e mentale. Egli critica inoltre l’emergere di un “eco-business”, basato sulla «spettacolare inversione di tendenza dei mass media, che ha contribuito ad ampliare l’attenzione del pubblico verso i movimenti di ecologia politica».

Con ecosofia Félix Guattari indicava un’«articolazione etico-politica […] fra i tre registri ecologici», ovvero «quello dell’ambiente, quello dei rapporti sociali e quello della soggettività umana». I testi scelti e organizzati da Stephane Nadaud nella raccolta Che cos’è l’ecosofia?, da una parte, mostrano l’ampiezza e la ricchezza dell’approccio ecosofico, dall’altra, invece, dimostrano quanto fosse duraturo e articolato l’interesse di Guattari per questa tematica, con ben altro respiro di quanto potesse offrire, ma soltanto far presagire, l’agile volumetto de Le tre ecologie.

Se l’ecologia, secondo la definizione di Ernst Haeckel, è la «scienza dei rapporti degli organismi con il mondo esterno e delle loro condizioni di esistenza», l’ecosofia si pone dunque come un’espansione di questa stessa disciplina. Indipendentemente dal fatto che il mondo “esterno” all’organismo possa essere fisico, sociale e/o virtuale, l’ecosofia tenta di considerare queste caratterizzazioni come determinazioni della stessa realtà al fine di analizzarne tanto il legame quanto la reciproca influenza. Affinché possa avvenire quest’estensione concettuale, la concezione di organismo haeckeliana viene ampliata attraverso il concetto di macchina. Secondo una passione giovanile su cui non ha mai smesso di lavorare, Guattari trova il perno della sua ecosofia nella macchina autopoietica di Francisco Varela, quella che genera la propria stessa organizzazione, estendendola – a differenza del biologo cileno – oltre il vivente. Per Guattari, infatti, le macchine tecnologiche sono sempre legate al vivente e all’autopoietico in generale, motivo per cui anche queste sono autopoietiche, seppur per procura. Una seconda via per poter pensare assieme il problema delle macchine all’interno dell’ecologia è stata offerta a Guattari dalla riflessione di Gregory Bateson, il quale, a partire dagli studi della cibernetica, ha proposto un’ecologia che andasse al di là del fisico – quanto cioè l’antropologo britannico definiva mind. In definitiva, si può considerare l’ecosofia come la scienza dei rapporti delle macchine con il mondo esterno e delle loro condizioni di esistenza.

Da questo punto di vista, l’individuo, dato dal concatenamento di elementi eterogenei, non può che emergere all’interno di un campo transindividuale con cui retroattivamente interagisce. In un’intervista del 1992, di fronte all’affermazione che il «suo modo di pensare la soggettività pon[esse] definitivamente fine al primato dato alla nozione di individuo (opposto al socius), perno delle sociologie postmoderne», è lo stesso Guattari a ribadire le premesse filosofiche alla base dell’istanza politica della sua ecosofia. Egli spiegava infatti come partisse:

dall’idea che la soggettività [fosse] sempre il risultato di concatenamenti collettivi, che implicano non solamente una molteplicità di individui, ma anche una molteplicità di fattori tecnologici, macchinici, economici, una molteplicità di fattori di sensazioni […] prepersonali. L’individuo […] non è che un caso particolare di concatenazione legata a un certo tipo di cultura, di pratiche sociali. Respingo in anticipo la specie di riduzionismo che consiste nel pensare la comunicazione e la cultura risultante da un’interazione tra gli individui. Non c’è interazione tra gli individui. C’è costituzione della soggettività a una scala fin dall’inizio transindividuale.

[Dalla Postfazione di Francesco Di Maio]

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